Magdi Allam: «Un detenuto ci costa quanto un parlamentare. Siamo al collasso»

08 ottobre 2013 ore 16:17, Francesca Siciliano
Magdi Allam: «Un detenuto ci costa quanto un parlamentare. Siamo al collasso»
Ha fatto discutere l'articolo di Magdi Cristiano Allam, su Il Giornale: “Gli italiani vivono una crisi economica drammatica: non possono più permettersi di pagare miliardi per i clandestini”. Oggi, intervistato da IntelligoNews, l'eurodeputato ha tratteggiato la sua teoria (con dati numerici reali pervenuti dal Ministero dell'Interno) secondo la quale l'Italia è al collasso. «Da italiano che ama gli italiani ho voluto presentare una vera e propria “lista delle spese”: nel nostro Paese ci sono 12 milioni di italiani in condizioni di povertà e 6,2 milioni che fanno la fame. E allora mi domando: gli italiani possono sobbarcarsi questi costi dovuti a un ingresso illegale?». Onorevole Magdi Allam, dunque gli immigrati e i clandestini sono un “lusso” che noi italiani non possiamo più permetterci? «Non voglio essere tacciato di troppo ideologismo, poiché la mia attenzione si è rivolta ai numeri. Ho incrociato i dati del ministero dell'Interno con quelli dell'Ue sui costi che l'Italia si sobbarca per contrastare l'immigrazione clandestina, per accogliere i clandestini e per “mantenerli” nelle carceri (il 75% dei carcerati sono clandestini irregolari)». E cosa ne ha ricavato? «Le mie valutazioni, oggettive ed asettiche, rilevano che complessivamente i costi per i detenuti equivalgono a diversi miliardi di euro ogni anno. E il quadro – torno a ripetere – rappresenta la realtà. Poi se gli italiani sono disposti anche a svenarsi per accogliere i clandestini questa è una loro libera scelta...». A quanto ammontano questi costi? «I dati, raccolti dal Sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, ha evidenziato che ogni detenuto costa 400 euro al giorno, cioè 12mila euro al mese». In pratica... quanto un parlamentare? «È verosimile. E dunque, considerando che i detenuti stranieri nelle carceri italiane sono 23mila (il 50% della popolazione carceraria totale) è giusto che gli italiani conoscano la verità prima di decidere». All'indomani della strage di Lampedusa si è riacceso il dibattito. Alcuni hanno attaccato l'attuale legge Bossi-Fini, altri si sono scagliati contro l'Ue (rea di “non fare abbastanza”). Qual è il suo parere? «In primis va considerato che il trasporto dei clandestini è gestito dalla criminalità organizzata transnazionale che - così come tutte le attività criminali al pari del traffico di stupefacenti o della prostituzione - va contrastata. Nell'opera del contrasto, comunque, è giusto che l'Italia venga affiancata dall'Europa. Ma l'Europa già lo fa e con un grande contributo. Noi, però, non possiamo chiedere all'Ue di investire sempre più soldi per andarci a prendere gli immigrati, questa è una cosa che l'Europa non può fare. Dobbiamo, al contrario, impedire che i clandestini vengano qui da noi, investendo affinché nei loro Paesi d'origine stiano bene, vivano in condizioni di benessere». In passato vennero destinati dei fondi italiani in alcuni di questi Paesi affinché garantissero alle proprie popolazioni una condizione di benessere. Quei fondi alla fine, sono stati destinati ad altri scopi. In che modo, dunque, si dovrebbe garantire uno stile di vita benefico a queste popolazioni in difficoltà? «Smettendola di dare soldi a regimi dittatoriali e corrotti! Noi dobbiamo aiutare i giovani (che in quei Paesi rappresentano il 70% della popolazione) ad emanciparsi e ad istruirsi: da disoccupati dobbiamo aiutarli a diventare imprenditori di sé stessi». Mandando delle “truppe” italiane ed europee che gli insegnino a “fare impresa”? «Esattamente: mediante dei veri e propri corsi di formazione professionale e mediante il micro-credito. Dando loro la possibilità di utilizzare quelle risorse (di cui l'Africa abbonda) in grado di risollevare il proprio Paese dalla povertà. I giovani africani possono e devono diventare i protagonisti dell'emancipazione dell'Africa».      
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