Tfr, facciamo i conti in tasca a Renzi e agli imprenditori.Chi guadagna chi perde

08 ottobre 2014, Gianfranco Librandi
Tfr, facciamo i conti in tasca a Renzi e agli imprenditori.Chi guadagna chi perde
di Gianfranco Librandi
Secondo Giuseppe Bortolussi la questione del Tfr in busta paga sarebbe il colpo di grazia alle Pmi per una serie di motivi oggettivi e soprattutto per una cattiva pianificazione del Jobs Act. Noi abbiamo verificato per sicurezza le puntuali e inappuntabili osservazioni del segretario della Cgia di Mestre e le andiamo ad analizzare. Prima di tutto, non si è ancora analizzato nel dettaglio il problema vero della riforma del lavoro che, ovviamente, non è il nodo dell’articolo 18, piuttosto il fatto che è in esaurimento il fondo della cassa integrazione in deroga, attualmente coperta dalla fiscalità generale, sostituendone il sostegno con il sistema della bilateralità o del fondo residuale dell’Inps. Tradotto, gli ammortizzatori sociali dovranno essere sostenuti bilateralmente da Inps e le piccole aziende, in questo modo è inevitabile l’aggravio contributivo a carico di un settore che avrebbe bisogno di aiuto, piuttosto che mettere le mani in tasca a fare fronte agli sprechi del settore pubblico. Ovviamente l’analisi irreprensibile di Bortolussi non si esaurisce qui. Sempre nella piattaforma dello Jobs Act si prevede l’aumento del trecento per cento del contributo sul licenziamento, per i licenziamenti di soggetti privilegiati da contratto a tempo indeterminato. Stiamo parlando dell’Aspi (ex indennità di disoccupazione erogata dall’Inps), per un dipendente lasciato a casa per ragioni economiche, l’azienda dovrebbe versare all’Inps, in relazione all’anzianità lavorativa, da un minimo di 1.500 euro circa ad un massimo di 4.500 euro lordi. Secondo quale logica un imprenditore, che per manifeste difficoltà economiche è costretto a mettere a casa un dipendente, dovrebbe trovare disponibilità triplicate per poterlo fare? Non è questa l’unica criticità; l’apprendistato è configurato fra i contratti a tempo indeterminato, se al termine del periodo di apprendimento, per motivi non impugnabili a norma li legge, l’imprenditore dovesse decidere di non confermare il rapporto con l’apprendista, si troverebbe costretto a sborsare fino a 4500 euro. E’ questo il modo per agevolare un imprenditore a incoraggiare l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani? Non è eretico sospettare che un buon imprenditore, in un periodo di crisi come quello attuale, non rischierebbe mai di soggiacere a questa insensatezza! Arrivando al nodo del Tfr in busta paga, colpisce la lucidità del segretario della Cgia che rilevando il proclama del presidente del Consiglio di un’operazione a costo zero per l’imprenditoria privata risponde con un logicissimo: “per quale motivo il Governo non estende la possibilità di richiedere l’anticipazione della liquidazione anche ai lavoratori del pubblico impiego?” La risposta è nella motivazione che sollecita la domanda, la realtà dei fatti non è quella che si sta sbandierando “propagandisticamente”. L’anticipazione del Trattamento di Fine Rapporto produce effetti finanziari disastrosi sui bilanci delle Pmi, se è vero, com’è vero, che il Tfr è salario differito, è altrettanto vero che la crisi attuale ha eroso irrimediabilmente la liquidità delle imprese. Un dato su tutti chiarisce il motivo di questa scarsa liquidità: negli ultimi 4 anni le piccole e micro imprese con meno di 20 addetti hanno subito una riduzione degli impieghi bancari (al netto delle sofferenze) di quasi 25,5 miliardi di euro, pari ad una contrazione del 14,8 per cento. Sono dati resi pubblici dalla stessa Cgia di Mestre. A questo punto un imprenditore, dove potrebbe trovare la liquidità necessaria per liquidare i propri dipendenti? Si è anche proposto un intervento delle banche garantito dallo Stato allo scopo di non depauperare le disponibilità liquide delle aziende. Liquidità non c’è, né per chiedere anticipazioni né per offrire garanzie, lo Stato e gli Enti partecipati, non possono garantire niente se non ci sono le coperture preventive, sono in esaurimento i fondi per la cassa integrazione ordinaria, anche quello per la cassa integrazione in deroga, se nessuno ci mette soldi freschi dentro, non ha più fondi per garantire niente e a bilancio si possono solo scrivere entrate future “certe”. Come si spiega che le banche anticipino soldi con garanzie inesistenti (non certe)? Qualora accadesse (impossibile), diverse associazioni di categoria non la prenderebbero serenamente! La conclusione non è necessaria, è evidente che si naviga a vista nella nebbia.
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