Caso Tavecchio: come si è arrivati alla squalifica di sei mesi

08 ottobre 2014 ore 13:48, Andrea De Angelis
Antonio Conte e Claudio Lotito sono, per motivi diversi, i due nomi più accostati a quello di Carlo Tavecchio da quando, lo scorso 11 agosto, è Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Prima di allora, però, l'ex numero uno della Lega Nazionale Dilettanti era finito su tutti i giornali per un altro nome: Opti Poba...  

Caso Tavecchio: come si è arrivati alla squalifica di sei mesi

 

L'AFFERMAZIONE

Nell'estate del 2014 il nome di Carlo Tavecchio per la presidenza della Figc è praticamente l'unico plausibile, visto l'appoggio di ben diciotto società di Serie A oltre a quello, scontato, della Lega Dilettanti presieduta per quindici anni. La candidatura però traballa dopo questa affermazione: "Le questioni di accoglienza sono un conto, quelle del gioco un'altra. L'Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Opti Poba è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree... "

I PRECEDENTI

A rincarare la dose vengono ricordate le sue gaffe precedenti tra cui un'affermazione risalente al 5 maggio, pronunciata durante un'intervista su Rai 3 e riferita al calcio femminile: "Noi siamo in questo momento protesi a dare una dignità anche sotto l'aspetto estetico della donna nel calcio. Perché finora si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sulla resistenza, sul tempo, sull'espressione anche atletica. Invece abbiamo riscontrato che sono molto simili". 

L'ATTACCO

Apriti cielo. Il mondo dello sport, la politica, i social media si schierano tutti contro il candidato Figc. L'hashtag #notavecchio è per giorni in cima alle classifiche di Twitter: scrivono calciatori, parlamentari, attori e migliaia di cittadini comuni. I numeri, però, non cambiano. Almeno non di molto. Sono infatti pochi i dietrofront a cui si assiste nel massimo campionato (Roma e Fiorentina tra le prime), così l'11 agosto il settantunenne Tavecchio (e non manca il sarcasmo sul cognome) diventa presidente FIGC con il 63,63% dei voti. A decidere è stato dunque il calcio e non la politica, con il Partito Democratico che in modo esplicito (vedi presidente Orfini) e velato (vedi segretario Renzi) aveva auspicato un passo indietro del candidato, magari a favore dell'alternativa più plausibile: Demetrio Albertini. 

LA DIFESA

Non sono però mancati attestati di solidarietà nei confronti di Tavecchio: da Gigi Riva che ha sottolineato l'impegno contro il razzismo dell'ex presidente della Lega Dilettanti ad Adriano Galliani, intenzionato a non dare peso a una singola battuta. Sì a Tavecchio anche da Marco Tardelli che ha parlato di "complotto" dietro l'affondo mediatico.

LA STRATEGIA

Come facilmente immaginabile, il neo eletto ha cercato fin dal primo momento di far dimenticare quanto accaduto, rivendicando da un lato il suo impegno contro il razzismo alla guida della Lega Dilettanti, dall'altro nominando Fiona May per coordinare una commissione specifica che rafforzi l’impegno e le iniziative della Federazione su problematiche legate al razzismo.

LA SENTENZA

Il 28 luglio 2014 la FIFA chiede alla FIGC di aprire un'indagine sul caso, ricordando alla Federcalcio come la lotta contro il razzismo sia obiettivo di massima priorità ed affermando di aver allertato al riguardo Jeffrey Webb, presidente della Task Force internazionale contro il razzismo e la discriminazione. Ieri, 7 ottobre 2014, la sentenza: stop di sei mesi alle attività in seno all'Uefa per Carlo Tavecchio per le frasi razziste pronunciate quest'estate. Lo ha deciso la Commissione Etica e Disciplina dell'Uefa. Tavecchio, si legge nel dipositivo, viene inibito da ogni attività come rappresentante Uefa, per sei mesi da oggi. Tavecchio inoltre non potrà partecipare al prossimo Congresso Uefa in programma per il 24 marzo 2015. Infine, il presidente della Figc dovrà organizzare un evento speciale in Italia, volto ad aumentare la consapevolezza e il rispetto dei principi della risoluzione Uefa contro il razzismo. Il Presidente ha annunciato che non presenterà ricorso.

   
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