Il futuro di Facebook a Dublino e quell'unica censura è la pedopornografia

08 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Il futuro di Facebook a Dublino e quell'unica censura è la pedopornografia
Quante volte abbiamo pensato di essere noi i “dipendenti” di Facebook? Già, noi che quotidianamente aggiorniamo i nostri profili, inserendo link, condividendo post con amici, commentando stati d’animo e situazioni altrui o contribuendo alla diffusione via web di notizie e informazioni di interesse pubblico. 

In realtà non è affatto così. Facebook ha una struttura interna, è un colosso fatto non soltanto di numeri di tecnologia, di algoritmi, ma anche e soprattutto di essere umani. Una realtà vera, niente affatto virtuale come appare dai nostri schermi. Millecento dipendenti per lo più giovani, sono infatti il motore che guida il più popolare social network del mondo, persone che dalla mattina alla sera stanno sedute dietro una scrivania, in un ufficio come altri, dietro dei computer all’avanguardia a lavorare per noi, per consentire a milioni di utenti nel mondo di stringere nuove amicizie e connettersi da un lato all’altro del pianeta. E’ quello che si può scoprire visitando la sede di Dublino dove soltanto un terzo dei dipendenti sono irlandesi. 

 Il colosso fondato da Mark Zuckerberg ha sede in un grande palazzo di vetro dai cui piani alti è possibile ammirare una vasta panoramica della città di Dublino. Ha come vicini Google, LinkedIn, Airbnb e tanti altri colossi vecchi e nuovi della tecnologia. Come detto il numero dei dipendenti è al momento di millecento unità ma Facebook intende assumere altri giovani, dopo aver ampliato il numero delle postazioni e degli uffici, con l’obiettivo di rendere sempre più efficiente l’attività del social. Certo, per il semplice utente può sembrare tutto estremamente facile; in fondo che ci vuole a stringere un’amicizia e a condividere post e contenuti dei propri amici? In realtà Facebook richiede tanta attenzione e un lavoro certosino da svolgere tutto dietro lo schermo, ossia alle spalle di quel mondo virtuale fatto di piazze telematiche e di persone che si incontrano con un click anche se magari a separarli c’è l’oceano. Priorità assoluta per i dipendenti Facebook è di garantire il rispetto delle regole e fare in modo che i contenuti postati sul social non vadano ad infrangere la legge, turbando la sensibilità altrui o mettendo a rischio la sicurezza delle persone. 

Ingiurie, offese, istigazioni all’odio razziale, minacce più o meno esplicite, sono monitorate costantemente dal team di esperti che sta dietro Facebook e che riceve le segnalazioni degli utenti. Non esiste una censura preventiva sui contenuti, ma nel momento in cui arriva una segnalazione, persone adibite a tale compito, vanno a vagliare il post incriminato decidendo poi se rimuoverlo o meno. Il tutto ovviamente nel pieno rispetto dei principi generali e delle norme di legge. Persone che continuamente analizzano contenuti e ne decretano o meno la visione. Non esistono dunque programmi informatici capaci di intercettare un post diffamatorio o razzista rimuovendolo automaticamente dalla piattaforma, questo lavoro spetta a persone in carne ed ossa che conoscono le norme di legge e soprattutto il limite oltre cui non si può andare. 

L’unica censura preventiva è adottata nei confronti della pedopornografia. Grazie ad un’apposita tecnologia creata da Microsoft chiamata Photodna, Facebook è in grado di riconoscere le foto pedopornografiche caricate sul social (e su altre piattaforme come Twitter e Gmail) e di bloccarne la diffusione, allertando anche le autorità. La sicurezza dei bambini dunque, avanti a tutto. C’è poi un altro aspetto che sembra preoccupare gli utenti e cioè le possibili violazioni della privacy attraverso un uso improprio dei dati personali. Dal team di Facebook assicurano che i dati personali non vengono venduti e nessuna impresa esterna ne ha accesso, vengono rielaborati in forma anonima solo per finalità interne all'azienda. Possono essere diffusi solo in caso di gravissima necessità, come ad esempio una minaccia di suicidio da parte di un utente. 

Per il resto, tranquilli, niente di riservato sarà mai reso pubblico. Facebook dunque oltre che un social che dà alle persone la possibilità di restare in contatto fra di loro in ogni parte del mondo è anche un colosso che dà lavoro a tantissime persone specializzate nel settore della tecnologia. Una vera e propria “macchina da guerra” che dimostra chiaramente come alla fine la tecnologia oltre che un gioco sia anche e soprattutto una “macchina del profitto”. E che profitto verrebbe proprio da dire!
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