Marino, Sarubbi spiega il ko: "Politico e psicologico"

08 ottobre 2015, Andrea De Angelis
Ignazio Marino è a un passo dalle dimissioni di sindaco di Roma. A metà del suo mandato, anzi poco meno, il titolare del Campidoglio è sempre più solo. Nelle ultime ore si sono dimessi tre assessori e il vicesindaco. Decisiva la telefonata di ieri sera che ci sarebbe stata tra il Presidente e il Segretario del Partito Democratico, al secolo Orfini e Renzi. 
IntelligoNews ha parlato degli errori di Marino, in particolare riferiti alla comunicazione, con Andrea Sarubbi, giornalista e già parlamentare democratico...

Marino, Sarubbi spiega il ko: 'Politico e psicologico'
Possiamo affermare che la comunicazione è stato il vero tallone d'Achille di Marino? Almeno per quanto riguarda la percezione che ne hanno i cittadini. 

«Per quanto riguarda la comunicazione Marino ha sbagliato varie cose e fin dall'inizio. Il fatto di porsi come una figura sola poteva servire alle primarie per far vedere che era l'uomo del rinnovamento, ma poi sempre più lo ha fatto apparire estraneo ai problemi reali. Raramente mi sembra che abbia dato l'idea di un gioco di squadra, almeno all'inizio». 

Venendo all'ultimo anno?

«Le cito un aneddoto che mi riguarda per farle capire cosa penso. Alle scuole medie ero un bravo studente, voti buoni in pagella, ma ero davvero scarso in disegno tecnico. Una cosa atroce (ride, ndr). Allora un giorno un mio compagno di classe fece un disegno in più, che era stato fatto fare solo ai più bravi. Però ne fece due copie, di cui una venuta meno bene e a quel punto gli chiesi di darmela e la portai al professore, per strafare. In realtà il mio compagno aveva fatto un errore clamoroso in entrambe, e il professore mi chiese come fosse possibile che avessi fatto lo stesso errore. A quel punto mi disse che non mi era richiesto di fare quella roba là, rimproverandomi di aver voluto strafare. Mi sembra che Marino due, tre volte per strafare sia inciampato».

A cosa si riferisce?

«Pensiamo all'ultimo viaggio negli Stati Uniti, quando disse di essere stato invitato dalle istituzioni a Philadelphia. Dopo di che vai a vedere e non c'è nessuno che dice di averlo invitato, tranne un'Università locale. Risultato? Emerge il tentativo di aver cercato la sponda di un'Università locale per fare una conferenza, ma con l'intento di cercare una vetrina con il Papa per far vedere all'America, al mondo intero e dunque anche all'Italia e a Renzi che tu conti tanto, che hai gli agganci con il Papa e che il Giubileo deve essere roba tua».

Soprattutto a Renzi?

«Sì, ma per dire una cosa a Renzi vai fino in America? Un po' strana come idea, è stato un grave errore».

Altra cosa che l'ha portato ad inciampare?

«Per strafare anche se giustamente, ma gli altri sindaci non l'hanno fatto, ha messo le spese della carta di credito intestata al Comune in rete. Per far vedere che sei diverso, onesto e via dicendo. Poi ti beccano e dici che eri con Sant'Egidio, che tra l'altro un po' ce l'ha con te perché all'inizio avevi messo un assessore di Sant'Egidio in giunta. Risultato? Sant'Egidio si smarca e allora citi un altro che a sua volta si tira indietro. Insomma, l'errore è sempre lo stesso». 

Boomerang dunque?

«Per me siamo davanti quasi a un doping involontario, cioè è uno che per potenziarsi, per fare bella figura fa cose che magari neanche gli vengono richieste e poi lì c'è sempre un dettaglio che smonta tutto».

Magari c'è anche chi ha avuto interesse a smontarlo...

«Per onestà bisogna dire che quando un pezzo di stampa e in particolare un pezzo di politica vede la preda a terra sanguinante, giù mazzate da parte del suo stesso partito e di una certa stampa. A mio parere è stata una cosa molto cercata. Ci sono stati anche altri sindaci che hanno avuto vicende simili, pensiamo alla casa di Renzi quando era sindaco di Firenze...».

Solo trafiletti di giornale?

«Esatto. Non c'è stato un accanimento come invece si è registrato con Marino. Evidentemente ha pestato qualche piede. Tutte queste sfumature uno che è dentro le coglie».

Dunque?

«Dunque da un lato dico bravo a Marino perché ha pestato un po' di piedi, bravo perché ha attaccato qualche lobby che a Roma era sempre protetta e nascosta, senza paura. Non bravo perché l'ha fatto da solo, in maniera a volte goffa e per farlo ha voluto strafare. Ha mirato molto a stare al centro, all' "io, io, io", non capendo che l'avrebbe ricavato dal "Roma, Roma, Roma". Essere sindaco di Roma dà una visibilità che viene da sola, non c'è bisogno di andarsela a cercare facendo questo o quel convegno».  




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