Marino si dimette ma lascia uno spiraglio. Ecco la lettera di addio ai romani

08 ottobre 2015, intelligo
Marino si dimette ma lascia uno spiraglio. Ecco la lettera di addio ai romani
E’ finita nel peggiore di modi: costretto dal suo partito a dimettersi
. Per Ignazio Marino una giornata/incubo, sulla scia degli ultimi mesi, travolto prima dal funerale show dei Casamonica, poi dalle polemiche per il mancato ritorno dalle lunghe ferie, fino al viaggio a Philadelphia che ha suscitano persino le ire del Papa. Renzi ha deciso che era il momento di staccare la spina nonostante la strenua difesa del chirurgo genovese che fino all'ultimo ha cercato di rimanere.

Le voci di dimissioni si sono rincorse fin dalla prima mattina ma l’annuncio ufficiale è arrivato solo alle 19.30, accolto da un boato in piazza del Campidoglio e dal il coro "Tutti a casa", un congedo attraverso una lettera ai romani, con la quale Marino si lascia ancora aperto uno spiraglio per rimanere. Ecco le sue parole, dure anche verso il Pd:

«Care romane e cari romani, ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due anni e mezzo fa mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso. Quella sfida l’abbiamo vinta insieme. In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo – nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi. Il 5 novembre su mia iniziativa il Comune di Roma sarà parte civile in un processo storico: siamo davanti al giudizio su una vicenda drammatica che ha coinvolto trasversalmente la politica. La città è stata ferita ma, grazie alla stragrande maggioranza dei romani onesti e al lavoro della mia giunta, ha resistito, ha reagito. Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni. Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune. Chi volesse leggerle in questo modo è in cattiva fede. Ma con loro non vale la pena di discutere. Mi importa che i cittadini – tutti, chi mi ha votato come chi no, perché il sindaco è eletto da una parte ma è il sindaco di tutti – comprendano e capiscano che – al di là della mia figura – è dal lavoro che ho impostato che passa il futuro della città. Spero e prego che questo lavoro – in un modo o nell’altro – venga portato avanti, perché non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio".

Sembra dunque l’ultimo capitolo di un amore mai sbocciato che ha visto il sindaco Marino al centro di continue polemiche fin dall’inizio del suo mandato, con una lunga serie di gaffe: la nomina del comandante del Vigili Oreste Liporace che non aveva i requisiti richiesti per svolgere quel ruolo, poi il concorsone inspiegabilmente bloccato con la rivolta dei vincitori, la vicenda delle multe non pagate con la celebre panda rossa e poi lo scandalo Mafia Capitale che ha travolto tutta la politica romana. Una via Crucis che sembra arrivata all’ultima stazione. 

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]