La ripresa? C’è ma non si vede

08 settembre 2015, Luca Lippi
La ripresa? C’è ma non si vede
Dalle parole ai fatti corre tutto un mondo troppo spesso ignoto (non tutti hanno competenze per verificare dati e “strali”), tuttavia da diversi giorni (da prima dell’estate) si sono susseguite diverse dichiarazioni riguardo un allentamento della morsa della crisi, in alcuni casi si è parlato di decisa ripresa, in altri di lenta ripresa, i più prudenti hanno commentato con un “piccola ripresa”, le opposizioni parlano solo di completa disfatta.

Non entriamo nel merito e avviamo un semplice ragionamento, il lettore poi sarà in grado di farsi un’opinione.
l’Istat ha diffuso dati in apparenza confortanti, il prezioso +0,4% della produzione industriale registrato (o almeno riportato) nel mese di marzo, così come le stime riportate sulla crescita del PIL, ora allo 0,7% segnato nel 2015 sono dati che si possono considerare confortanti (non esaltanti).

Tuttavia, il numero delle famiglie che non arriva a fine mese aumenta a ritmi preoccupanti (per non parlare di sempre più numerosi individui che perdono il lavoro).

A leggere i dati rilevabili dalle “centrale rischi” (è utile sapere che quando si avvia una richiesta di prestito personale o di mutuo si genera automaticamente una segnalazione indipendentemente dal fatto che poi il contratto sia realmente sottoscritto o il prestito accordato) l’aumento di domande o richieste di informazioni è aumentata (il dato è sicuramente positivo per le banche e comunque è liquidità che presumibilmente finisce sul mercato), però rimane il fatto che le famiglie incapaci oggettivamente di arrivare a fine mese aumentano, e significa che nella migliore delle ipotesi il potere d’acquisto delle provvidenze mensili è del tutto inadeguato.

La maggior parte delle problematiche relative al ridotto potere d’acquisto ricade soprattutto sugli anziani e sui giovani, laddove i primi non riescono con la loro misera pensione a sostentarsi e, più spesso, devono provvedere alle famiglie dei figli che non trovano lavoro o lo hanno perduto. 

La “china” non evidenzia il calo della disoccupazione, e senza calo della disoccupazione mancano stipendi; le provvidenze, di chi ne gode ancora, sono impiegate per sostenere disoccupati piccoli imprenditori in difficoltà all’interno del contesto familiare e quindi non concorrono alla ripresa ma semplicemente alla sopravvivenza! 

Come sono stati fatti questi studi? Da dove sono ricavate le cifre? Chi le ha registrate? Davvero quello che ci viene detto è tutto oro colato o non sarà forse che qualche dato subisce un’influenza, diciamo, un po’ troppo ottimista?

L’Istat a luglio ha ridimensionato i numeri, nonostante i dati confortanti riguardo il comparto turistico che ha goduto di una stagione ottima e soprattutto del dirottamento di tutta quella parte di flusso turistico verso Paesi “in disordine”.

Intanto la produzione industriale da marzo scorso è scesa di 0,3% (Istat). L’economia appare decisamente “instabile” e la ripresa rimane solamente sulle parole...

autore / Luca Lippi
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