Ecco la "buona-riforma" della Sacra Rota: arriva il super-vescovo

08 settembre 2015, Americo Mascarucci
Ecco la 'buona-riforma' della Sacra Rota: arriva il super-vescovo
Previsioni confermate, Papa Francesco ha accolto le richieste provenienti dal Sinodo straordinario sulla Famiglia dell’ottobre 2014, ed ha riformato l’istituto della nullità matrimoiniale venendo incontro ai suggerimenti dei vescovi. 

Le due lettere Motu proprio "Mitis Iudex Dominus Iesus", e "Mitis et misericors Iesus" hanno carattere prettamente pastorale ma con forte valenza giuridica sul codice dei canoni delle Chiese, latina ed orientali. Dunque andiamo a scoprire nel dettaglio quali sono i nodi centrrli della riforma voluta da Francesco. Per arrivare alla sentenza di nullità del matrimonio non serviranno più due giudizi concordi, uno di primo grado e un altro di appello. Fino ad oggi, in assenza di concordia nei due gradi di giudizio, il caso passava al supremo Tribunale della Sacra Rota per la decisione definitiva. 

Da oggi in poi, se il caso non presenterà particolari difficoltà interpretative, sarà sufficiente la "certezza morale" raggiunta dal primo giudice. Il vescovo diocesano avrà la responsabilità della costituzione del "giudice unico” o monocratico. Il vescovo sarà inoltre più coinvolto nel giudizio: "Si auspica che nelle grandi come nelle piccole diocesi lo stesso vescovo offra un segno della conversione delle strutture ecclesiatiche e non lasci completamente delegata agli uffici della curia la funzione giudiziaria" in materia matrimoniale". 

Ciò varrà specialmente nel "processo più breve". 

Questo processo si applica nei casi in cui "l'accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti". In questo processo il giudice è lo stesso vescovo, proprio a garanzia dell'unità. «Non mi è tuttavia sfuggito - scrive il Papa - quanto un giudizio abbreviato possa mettere a rischio il principio dell'indissolubilità del matrimonio». Da qui la necessità che il vescovo stesso sia "costituito giudice" in forza del suo essere garante dell'unità cattolica nella fede e nella disciplina. Laddove dovesse rendersi necessario un "secondo grado di giudizio" ci si dovrà invece rivolgere al "capo della provincia ecclesiastica", perché "segno distintivo della sinodalità della Chiesa". 

Oggi invece, per l'appello, era necessario spesso rivolgersi al tribunale ecclesiastico di un'altra diocesi. Per i casi particolarmente complessi e controversi è conservata la possibilità di rivolgersi in ultima istanza alla Rota romana. Per le Chiese orientali sono previste norme particolari (la lettera Motu proprio è la "Mitis et misericors Iesus") in virtù del peculiare ordinamento ecclesiale e disciplinare.  

“Non si favorisce la nullità dei matrimoni - precisa Francesco nella Lettera apostolica - bensì la celerità dei processi e la "giusta semplicità" degli stessi, affinché, "il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio". La preoccupazione del Papa - e nel testo l'obiettivo è sottolineato per due volte - è la "salvezza delle anime" e quindi, trattandosi spesso di separati in nuova unione, la reintegrazione di queste persone nella comunità ecclesiale. Secondo le nuove regole, se il vescovo stabilisce che si debba fareun processo ordinario, dovrà celebrarsi entro un anno al massimo, e la sentenza sarà esecutiva se non ci sarà appello, o le motivazioni dell’appello saranno manifestamente infondate. Secondo molti osservatori i documenti pubblicati oggi sarebbero una prima importante risposta alle richieste dei divorziati risposati desiderosi di ricevere l’Eucaristia. Una lettura forse troppo azzardata visto che nel caso dei divorziati con rito civile il problema sta tutto nella piena efficacia e validità del matrimonio precedentemente celebrato. Fatto questo che porta il divorziato risposato ad incorrere nel peccato di adulterio. Poi certo, anche ogni singolo caso va analizzato a fondo e giudicato ed è ciò che probabilmente avverrà se il prossimo sinodo ordinario sulla Famiglia approverà le linee guida contenute nell’Instrumentum Laboris. Anche in quel caso sarà il vescovo diocesano a supervisionare il percorso penitenziale che il divorziato risposato sarà chiamato a compiere e a stabilire se alla fine potrà o meno ricevere la Comunione. 

Ma non c’entra nulla con quanto stabilito oggi dal momento che la nullità matrimoniale non è un divorzio ma il riconoscimento di una o più irregolarità tali da inficiare le ragioni stesse del matrimonio.
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