Il commiato di Ratzinger dal mondo: "Ho lasciato, ma non fallito"

08 settembre 2016 ore 16:54, Americo Mascarucci
C’è grande attesa per l’uscita del libro intervista di Benedetto XVI con Peter Seewald intitolato 'Ultime conversazioni' che uscirà domani, venerdì 9 settembre in tutte le librerie con Garzanti e nelle edicole con Il Corriere della Sera. 
In questo libro Ratzinger "si confessa" in pubblico forse per l'ultima volta, mentre per la prima volta parla della sua decisione di lasciare il  trono di Pietro.
Benedetto XVI in particolare smentisce le varie congetture uscite in questi anni, secondo le quali la sua decisione sarebbe maturata in seguito a forti pressioni e ricatti. 
"Nessuno ha cercato di ricattarmi – ha chiarito Ratzinger - Non l’avrei nemmeno permesso. Se avessero provato a farlo non me ne sarei andato perché non bisogna lasciare quando si è sotto pressione. E non è nemmeno vero che ero deluso o cose simili. Anzi, grazie a Dio, ero nello stato d’animo pacifico di chi ha superato la difficoltà. Lo stato d’animo in cui si può passare tranquillamente il timone a chi viene dopo”.
Tuttavia Benedetto XVI un’ammissione la fa dicendo di non essere molto abile nel prendere decisioni: "Il.
governo pratico non è il mio forte e questa è certo una debolezza. Ma non riesco a vedermi come un fallito". 
Momenti difficili il Papa emerito ammette di averne vissuti: "Ci sono stati momenti difficili, basti pensare - osserva - allo scandalo della pedofilia e del caso Williamson o anche allo scandalo Vatileaks; ma in generale è stato anche un periodo in cui molte persone hanno trovato una nuova via alla fede e c'è stato anche un grande movimento positivo".
C'è un passaggio del libro che farà molto discutere anche perché sembra confermare le ipotesi sempre circolate in ambito giornalistico ma mai effettivamente confermate: quelle cioè circa l'esistenza di una potente lobby gay in Vaticano.
Nel libro c'è infatti un passaggio nel quale Benedetto XVI ammette di aver saputo della presenza di una lobby gay in Vaticano, composta da quattro o al massimo cinque persone, e afferma di esser riuscito a sciogliere quel gruppo di potere. 

Il commiato di Ratzinger dal mondo: 'Ho lasciato, ma non fallito'
Poi ovviamente non può mancare un giudizio sul successore Papa Francesco visto che questa è una peculiarità tutta ratzingeriana. Quale Papa negli ultimi secoli ha avuto il privilegio di poter giudicare un suo successore? 
Il giudizio su Bergoglio è estremamente positivo: "Il mio successore non ha voluto la mozzetta rossa. La cosa non mi ha minimamente toccato. Quello che mi ha toccato, invece, è che già prima di uscire sulla loggia abbia voluto telefonarmi, ma non mi ha trovato perché eravamo appunto davanti al televisore. Il modo in cui ha pregato per me, il momento di raccoglimento, poi la cordialità con cui ha salutato le persone tanto che la scintilla è, per così dire, scoccata immediatamente. Nessuno si aspettava lui. Io lo conoscevo, naturalmente, ma non ho pensato a lui. In questo senso è stata una grossa sorpresa. Non ho pensato che fosse nel gruppo ristretto dei candidati. Quando ho sentito il nome, dapprima ero insicuro. Ma quando ho visto come parlava da una parte con Dio, dall'altra con gli uomini, sono stato davvero contento. E felice".
Benedetto XVI infine si dichiara pronto al grande incontro, quello più importante, l'incontro con il Creatore che il Papa emerito sembra sentire sempre più vicino:
"Bisogna prepararsi alla morte. Non nel senso di compiere certi atti, ma di vivere preparandosi a superare l’ultimo esame di fronte a Dio. Ad abbandonare questo mondo e trovarsi davanti a Lui e ai santi, agli amici e ai nemici. Accettare la finitezza di questa vita e mettersi in cammino per giungere al cospetto di Dio. Cerco di farlo pensando sempre che la fine si avvicina. Cercando di prepararmi a quel momento e soprattutto tenendolo sempre presente. L’importante non è immaginarselo - conclude - ma vivere nella consapevolezza che tutta la vita tende a questo incontro".

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