Rosolia, cosa rischia una donna incinta su 3. Per salvarsi c'è un test

08 settembre 2016 ore 16:20, Andrea De Angelis
Di nome la conoscono tutti (o quasi), i sintomi sono abbastanza noti, così come le modalità con cui la malattia si manifesta. Ma le conseguenze sul feto sono ancora sconosciute ai più, una questione questa che rischia di diventare pericolosissima senza un intervento tempestivo. E soprattutto senza prevenzione (alla base della quale c'è, appunto, la conoscenza). 

La percentuale di donne non consapevoli del proprio stato immunitario nello Stivale varia di molto tra le diverse regioni, con percentuali che vanno dal 62% della Calabria al 28% del Veneto. Per quanto riguarda la copertura vaccinale, il 41% delle donne dichiara di essere stata vaccinata contro la rosolia ma anche per quest’indicatore i valori vanno dal 21% della Valle d’Aosta e il 27% della Calabria al 65% del Veneto. La percentuale di donne vaccinate è maggiore tra le più giovani.
L'eterogeneità della situazione non cambia di certo la sostanza: quattro donne su dieci sono vaccinate contro la rosolia e una su tre non sa se è protetta o meno contro questa malattia che, se contratta in gravidanza, può provocare malformazioni gravissime al nascituro. È quanto emerge dal monitoraggio condotto nel periodo 2012-2015 dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Rosolia, cosa rischia una donna incinta su 3. Per salvarsi c'è un test
Quali dunque i rischi per il feto? Nel primo trimestre di gravidanza l’infezione può causare aborto spontaneo, morte intra-uterina o gravi malformazioni fetali. Tra i maggiori rischi anche quelli di malformazioni al cuore e problemi alla vista. Cosa fare dunque? Semplice. È possibile verificare l’immunità delle donne alla rosolia con il rubeotest.
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