Riforma pensioni: i soggetti che vedono cambiare tempi e modalità di ricezione

09 agosto 2016 ore 8:32, Luca Lippi
Ormai la riforma delle pensioni secondo il governo è sufficientemente articolata, mancano gli ultimi dettagli ma le linee guida sono ormai chiare. Bisogna dire che anche con l’ultimo tavolo delle trattative non sono stati sciolti i nodi più spinosi, quali gli sgravi fiscali e la possibilità di avere delle tassazioni nulle per alcune categorie di lavoratori più deboli, tuttavia queste problematiche saranno risolte a settembre dopo l’incontro tra sindacati e Confindustria.
Il varo della Legge di stabilità sarà il passo decisivo per capire quali provvedimenti si prenderanno per la tutela delle categorie più deboli, l’inserimento delle depenalizzazioni e gli sgravi fiscali richiedono l’individuazione di coperture adeguate e queste saranno “recuperabili” solo dall’esame della Legge di stabilità.
I punti chiave su cui si articola la riforma non subiranno modifiche sostanziali, e le novità per le pensioni valide dal 2017 sono le seguenti:
- Ape
L’Ape è il piano per il pensionamento anticipato, ossia il modo che il Governo ha ideato per riuscire a tamponare i problemi della Legge Fornero. Potranno presentare domanda per andare in pensione anticipata i nati tra il 1951 e il 1953 compresi.
Le banche e le cooperative di credito verseranno la parte dei contributi mancanti e poi il lavoratore restituirà il prestito. Non sono ancora chiare le modalità di restituzione e la tassazione che avranno, per questo punto si dovrà attendere settembre e la Legge di Stabilità.
- Pensioni d’oro
Le novità maggiori saranno per quelle che vengono definite le pensioni d’oro, ossia gli assegni superiori ai 40 mila euro l’anno. Dal prossimo anno non verranno più applicati i versamenti di solidarietà, dal momento che non sono per il momento previsti nella Legge di Stabilità 2016.
Questo comporterà una maggiorazione dell’assegno pensionistico d’oro del 2/4% a seconda dei casi. 

Riforma pensioni: i soggetti che vedono cambiare tempi e modalità di ricezione

- Adeguamento età minima
Dal 2018 a cambiare potrebbe essere anche l’età minima richiesta per andare in pensione, dal momento che si potrebbe adeguare all’innalzamento dell’aspettativa di vita.
Lo scatto al momento dovrebbe valere solo per gli uomini, mentre dal 2019 potrebbero essere equiparate l’età pensionistica delle donne e degli uomini, con l’applicazione di un bonus per la categoria femminile. L’Opzione donna non sembra destinata ad avere vita lunga, sebbene tra le proposte di Cesare Damiano ci sia anche la possibilità di estendere la sperimentazione. A mancare potrebbero però essere le coperture.
- Versamenti pensione
Non dovrebbero invece cambiare gli anni minimi di versamenti per andare in pensione anticipata, dal momento che dovrebbero rimanere sempre 42 anni e 10 mesi come stabilito in precedenza. Anche per le donne la situazione rimane invariata: 41 anni e 10 mesi di versamenti.
L’uscita anticipata potrà avvenire in questi casi senza penalizzazioni, dal momento che i contributi versati saranno sufficienti a coprire il dovuto.
- Aliquota per la gestione separata
Pessime saranno invece le novità per i professionisti iscritti all’Inps con la sola gestione separata. Al momento l’aliquota è del 27%, ma fin dal prossimo anno è previsto un aumento. Nel 2017 crescerà e giungerà al 29% per raggiungere poi il33% nel 2019. Un rialzo non da poco se si pensa che in poco più di due anni crescerà del 6%.
- Rita
Non è ancora chiaro se verrà realmente introdotto questo piano, dal momento che il Governo e il suo staff ne ha parlato in poche occasioni e senza mai approfondire. La Rendita integrativa temporanea anticipata, o meglio conosciuta come Rita, è pensata per i lavoratori over 63 che hanno deciso di andare in pensione chiedendo l’anticipo della pensione complementare.
Questa opzione vale solo per coloro che hanno un assegno pensionistico aggiuntivo, oltre a quello dell’Inps, e che potranno decidere se utilizzarlo, grazie ad un anticipo, invece di chiedere un finanziamento alle banche con l’Ape.
L’Ape per queste categorie si potrebbe quindi applicare con un anticipo di parte dei soldi che hanno versato per avere un assegno di pensione integrativa. Questo punto è però ancora molto oscuro e non si ha alcuna sicurezza che possa essere applicato.
- Lavori usuranti
Per i lavoratori che svolgono professioni usuranti i sindacati stanno combattend. Il Governo deve infatti tutelare questa categoria e stabilire dei criteri per l’uscita anticipata che non penalizzino questa classe di lavoratori.
Al momento l’idea è di applicare anche a loro l’Ape, ma con dei criteri differenti. L’età per l’uscita anticipata potrebbe infatti essere diversa per questa categoria di lavoratori e le penali per il prestito nulle. Per comprendere i criteri di questo punti però si deve attendere l’ultimo tavolo di trattative tra Governo e parti sociale, per riuscire a capire se realmente potranno essere applicate le proposte di Damiano.
- Opzione donna
Sembra che sia preventivata dal Governo l’estensione dell’Opzione donna e che i fondi siano sufficienti per la manovra. Nelle prospettive future l’Opzione donna dovrà diventare una modalità stabile di andare in pensione anticipata e non più un progetto sperimentale.
Il piano del Governo sembra infatti voler trasformare il programma in un modo stabile per l’uscita anticipata dal lavoro delle lavoratrici. Il programma prevede che le lavoratrici possano andare in pensione compiuti 57 anni e 3 mesi e con 34 anni di contributi.
Il Ministro Poletti stesso si è impegnato a far proseguire il progetto e ad introdurre la manovra nel progetto per la riforma di settembre. Il prolungamento era infatti una delle richieste delle parti sociali, dato che l’Opzione donna ha riscosso un discreto successo tra le lavoratrici sia nel settore pubblico che privato.
- Lavoratori precoci
Per chi ha iniziato a lavorare molto presto le decisioni del Governo non sono ancora molto chiare e si potrebbero anche non trovare i fondi per tutelare questa categoria. Il rischio che le normative per i lavoratori precoci saltino sono infatti molto alte. Al momento però sembra che lo staff che lavora alla riforma introdurrà la tanto desiderata Quota 41.
Mediante questa tutela coloro che hanno cominciato in tenera età (14 anni) a lavorare e hanno raggiunto i 41 anni di contributi potranno concludere le prestazioni lavorative. I lavoratori precoci sono quelli che maggiormente sono stati penalizzati dalla Legge Fornero, dal momento che non hanno ottenuto alcun tipo di aiuto e riforme ad hoc.
I 41 anni di contributi sarebbero infatti sufficienti per l’uscita dal lavoro e quindi se il lavoratore è stato messo in regola a 16 anni, già a 57 anni avrebbe i contributi minimi per lasciare il posto.
La manovra al momento è però in forse e non è chiaro se si riusciranno a trovare le coperture per l’applicazione.
- Estensione quattordicesima e no tax area
Invece sembra abbastanza certa l’estensione della platea per la quattordicesima e per la no tax area. La quattordicesima, dopo l’approvazione della Legge di stabilità, verrà versata infatti anche a coloro che hanno una pensione fino a 1000 euro, in modo da aiutare chi ha assegni pensionistici bassi.
Anche no tax area, ossia quella manovra che permette a coloro che hanno un reddito molto basso di non dover pagare l’imposta sul reddito. Grazie a questa defiscalizzazione i pensionati over 75 che percepiscono 8.000 euro l’anno hanno diritto a delle agevolazioni. Dal 2017 questi benefici potrebbero essere aumentati ed estesi a molti altri pensionati con assegno minimo.
autore / Luca Lippi
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