Ecco le idee di Papa Francesco. La sua terza via

09 aprile 2013 ore 10:43, Fabio Torriero
Ecco le idee di Papa Francesco. La sua terza via
Il Papa è rivoluzionario nelle forme, tradizionalista nei contenuti. Il suo pensiero in punti. 
SU PERON. "Peròn voleva servirsi delle tesi della Dottrina sociale della Chiesa e finì per introdurne molte nella sua attività politica governativa. Monsignor De Carlo, il vescovo di Resistencia, fu molto vicino alla coppia Peron. Di fronte alle accuse di essere filo-peronista rispondeva: "Non è De Carlo peronista, ma Peron ad essere decarlista" SU CAPITALISMO E COMUNISMO. "Tutti pensano che la Chiesa sia contraria solo al comunismo, ma è anche contro il liberismo selvaggio di oggi. I cristiani sono per la giustizia sociale. Il cristianesimo condanna con la stessa forza il comunismo e il capitalismo selvaggio. Esiste la proprietà privata, ma deve esserci anche l'obbligo di socializzarla, entro parametri equi. Nel comunismo tutto ciò che trascende e prospetta una speranza oltre la vita immanente, paralizza le azioni in questo mondo. E' un oppio. La perversione spirituale del capitalismo vuole addomesticare la religione per trasformarla in qualcosa di mondano. Anche qui oppio". SULLA FINANZA INTERNAZIONALE. "Sono contrario alla fuga dei capitali all'estero: anche il denaro ha una patria. E chi sfrutta un'industria  all'interno di un paese e poi porta via il guadagno, per custodirlo all'estero, commette peccato, perché così facendo non onora il Paese che gli dà questa ricchezza, né il popolo che lavora per produrla" SULLA GLOBALIZZAZIONE. "Se concepiamo la globalizzazione come una palla da biliardo, le peculiarità positive di ciascuna cultura vengono annullate. La vera globalizzazione che dobbiamo difendere ha la forma di un poliedro, dove le diverse facce si integrano, senza perdere la propria particolarità e ognuna arricchisce le altre. La globalizzazione che crea uniformazione è essenzialmente imperialista e strumentalmente liberale, non è umana. Rende schiavi i popoli. Incontro tra i popoli non vuol dire fusione" SULLA PATRIA. "Bisogna salvaguardare la sovranità della nazione, della patria. Il patrimonio che abbiamo ricevuto dai nostri padri fondatori, sono i valori che ci hanno affidato non perché li custodissimo dentro un barattolo di conserva, ma per farli crescere. Userò due immagini per farmi capire. Nella Bibbia Abramo abbandona la sua terra per seguire il cammino di Dio, portando con sé il padre che costruisce idoli. Non recide i legami con le sue radici e le sue tradizioni, ma le purifica grazie alla rivelazione. E poi, Enea, che dopo l'incendio di Troia parte per fondare Roma caricandosi sulle spalle i genitori (Anchise). La patria è mettersi sulle spalle i genitori. Caricarsi e farsi carico". SULLA VITA E IL POTERE. "La vita è un equilibrio tra dono e dovere. Tra ciò che ci è donato e il potere, il governo che ci è stato assegnato. Quando l'uomo si esalta troppo, dimentica il dono, pensa che tutto sia frutto delle sue mani, crea un'etica costruttivistica, è la sindrome di Babele" SUL CATTOLICESIMO E IL PROGRESSO. "L'eredità, la tradizione non si negozia. Il contenuto di una fede religiosa può essere approfondito dal pensiero umano, ma quando questo approfondimento entra in collisione con l'eredità, allora diventa eresia" SUI MATRIMONI GAY. "Dio ci ha fatti uomini e donne perché si amassero e amassero. Nell'omelia del matrimonio dico allo sposo che deve rendere lei più donna, e alla sposa che deve rendere lui più uomo" SUL COMBATTIMENTO POLITICO CRISTIANO. "La prospettiva di una ricompensa trascendente non esime l'uomo dall'obbligo di lottare per i diritti personali, sociali, etici, umani e patriottici. Preferisco i costruttori di ponti ai costruttori di mura, ma non negozio mai la mia identità cattolica" (stralci ripresi dal libro "Il Cielo e la Terra", dialoghi tra Jorge Bergoglio e Abraham Skorka, biblioteca l'Espresso)
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