Saggi in scadenza: dalle carte riforma elettorale e province. E Napolitano supervisore a Palazzo Chigi

09 aprile 2013 ore 16:01, Domenico Naso
Saggi in scadenza: dalle carte riforma elettorale e province. E Napolitano supervisore a Palazzo Chigi
Inizia a bollire l’acqua, nella pentola dei saggi. Domani scadono ufficialmente, secondo il menù stabilito dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E da come sussurrano precisi spifferi sono pronti a licenziare una bozza d’accordo che permetta a questa balbettante legislatura di sfornare alcune riforme basilari per garantire la governabilità.
Il primo passo è un coinvolgimento diretto di Giorgio Napolitano come garante di un nascente governo delle riforme. Senza la sua presenza autorevole sarebbe difficile tenere insieme i pezzi e l’esperimento riformatore, che non dovrebbe essere troppo lungo, morirebbe sul nascere. Altro step fondamentale in vista delle prossime elezioni, la riforma elettorale. Quagliariello, Violante, Mauro e Onida starebbero oscillando tra un ritorno al Mattarellum (sistema misto 75% maggioritario e 25% proporzionale) e un ritocco deciso del Porcellum. La prima e più urgente modifica dell’attuale, contestatissima, legge elettorale riguarderebbe la reintroduzione delle preferenze, smantellando il sistema delle liste bloccate. Ma il guaio del Porcellum non è solo quello: c’è da garantire la governabilità in un paese ormai diviso in tre blocchi e mezzo. In cantiere c’è l’innalzamento della soglia di sbarramento per tener fuori le forze marginali e la cancellazione della norma che fa entrare in Parlamento anche i migliori perdenti di ogni coalizione. Il premio di maggioranza alla Camera scatterebbe solo al raggiungimento di una soglia stabilita (tra il 35 e il 40%), mentre al Senato non sarebbe più regionale ma nazionale. Ma per contrastare l’ondata antipolitica del grillismo, non basterebbero le riforme elettorali. In cantiere pure l’abolizione definitiva delle province, che sarebbe prevista per il 2014; e nel frattempo, gli enti provinciali verrebbero commissariati. Questa è una parte di quanto i saggi avrebbero elaborato nel corso delle loro riunioni. Ma senza il sì di Napolitano, Bersani e Berlusconi, il rischio è che rimangano solo buone intenzioni.
autore / Domenico Naso
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