Il vescovo canta Mengoni per parlare di amore. Al posto del crocifisso un poster?

09 aprile 2015, Americo Mascarucci
Il vescovo canta Mengoni per parlare di amore. Al posto del crocifisso un poster?
Nei giorni immediatamente precedenti la Pasqua ha fatto molto scalpore la notizia giunta dalla Diocesi di Noto relativamente alla decisione del vescovo diocesano Antonio Staglianò di ricorrere ai testi delle canzoni di due cantanti molto amati dagli adolescenti, Marco Mengoni e Noemi, per parlare dell’amore ai giovani cresimandi. 

Il vescovo durante l’omelia delle cresime si è messo anche a cantare personalmente i brani delle canzoni che parlano proprio di amore suscitando pareri contrastanti. E’ opportuno che un vescovo per spiegare il concetto di amore ai ragazzi anziché ricorrere ai passi del Vangelo si metta a citare, o meglio a cantare sull’altare brani di canzoni? 

Monsignor Staglianò sembra convinto in questo modo di trasmettere la fede ai giovani sfruttando i linguaggi della modernità, facendo breccia nei loro cuori ricorrendo agli idoli del momento, nel nobile tentativo di far comprendere come in fondo l’amore, quell’amore cantato da Noemi o da Mengoni, altro non è che un dono di Dio all’umanità. 

Dio è amore, amore vero, lo stesso amore cantato da Mengoni e riproposto sotto forma di omelia dal vescovo. Perché l’amore, quello vero è uno, è l’amore di Dio, non esistono altre forme di amore vero, tutto il resto è falso. Detta così ci sarebbe soltanto da applaudire Staglianò e tutti gli altri vescovi o sacerdoti che durante le celebrazioni eucaristiche si prendono certe libertà spesso animando le messe con vere e proprie esibizioni canore. 

In realtà come più di qualcuno ha osservato, questo tipo di linguaggio, seppur rapportato ad esigenze di comunicazione altrimenti incomprensibili, rischierebbe di produrre anche effetti collaterali negativi. Soprattutto i siti di stampo tradizionalista si sono lasciati andare a vere e proprie intemerate nei confronti del vescovo di Noto, posizioni certamente discutibili ma non propriamente infondate. Perché certi cantanti per i ragazzi di oggi rappresentano veri e propri idoli da adorare.
 
Nelle loro camere da letto difficile trovare appeso ai muri un crocefisso o un santino, ma state certi che non mancherà il poster del cantante preferito, venerato sicuramente molto più di nostro Signore. Ebbene, nessuno pretende di imporre agli adolescenti di non amare un determinato artista visto che tutti da ragazzi abbiamo riempito le nostre stanze, i nostri quaderni e diari di foto e brani delle canzoni preferite. 

Non abbiamo forse estrapolato frasi ad effetto dai testi delle canzoni magari per far colpo sulla compagna di classe che ci piaceva? Tutto normale dunque. Tuttavia, il compito dei preti e dei vescovi non dovrebbe essere quello di demonizzare gli idoli degli adolescenti ma nemmeno di esaltarli a tal punto da far passare il messaggio sbagliato che il vero significato dell’amore non vada ricercato necessariamente nel Vangelo ma anche, o peggio soprattutto, fra le righe del testo di una canzone. 

Finché certe omelie del vescovo Staglianò sono apprezzate dalla stampa laica, la cosa può risultare del tutto normale ma se a rivendicare a loro efficacia è in primo luogo la stampa cattolica, allora forse chi si preoccupa tutti i torti potrebbe non averli. Perché, se è vero che la musica può avvicinare i giovani a Dio, è altrettanto vero che ricorrere ai testi delle canzoni al posto dei passi del Vangelo, può anche essere interpretata come una resa della Chiesa, o meglio di certa Chiesa, alle stravaganze della modernità. 
Non essendo più attuale il Vangelo, tanto varrebbe uniformarsi ai moderni linguaggi sostituendo le frasi di Gesù con quelle dei cantanti. Con il rischio di mitizzare ulteriormente certi idoli pagani, che con tutto il rispetto non possono certo parlare di amore con la stessa autenticità del Vangelo. 

E allora evviva la modernità, ma forse meglio se fino ad un certo punto e senza esagerare. Perché poi se al posto del crocefisso il ragazzo che ha ricevuto la cresima continua a preferire il poster del cantante e a ritenere che l’amore vero non è quello descritto da Gesù ma da Marco Mengoni o da Noemi, non si può certo dire di aver centrato l’obiettivo.  
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