Prostituzione, Vargiu: “La mia proposta per regolamentarla. Italia più pronta del Parlamento”

09 aprile 2015, Andrea Barcariol

Pierpaolo Vargiu, deputato di Scelta Civica, spiega a IntelligoNews l’obiettivo

Prostituzione, Vargiu: “La mia proposta per regolamentarla. Italia più pronta del Parlamento”
della proposta parlamentare presentata ieri alla Camera per regolamentare la prostituzione.

Alla Camera è stato presentato il manifesto, sottoscritto da 70 parlamentari, per rivedere la Legge Merlin. E’ un primo passo concreto di un lungo e complicato percorso?

«L’idea è dare sostanza e concretezza a un’iniziativa parlamentare che altrimenti rischierebbe di essere una carnevalata. La Legge Merlin purtroppo non è riuscita a raggiungere gli obiettivi sociali che si poneva. Tanti parlamentari hanno ipotizzato modifiche e riforme, spesso però si è trattato di provocazioni culturali sintetizzate dalla frase: “Riapriamo le case chiuse”. In realtà la nostra idea non è assolutamente questa, tramontato il sogno di cancellare la prostituzione dall’Italia, oggi dobbiamo fare alcune cose per attenuare questo dramma sociale. Le varie iniziative parlamentari possono essere portate a sintesi e raccolte in un testo che abbia il 70% condiviso, ad esempio la tutela della dignità della donna, la lotta al racket e i diritti sociali per le prostitute. Riuscendo a mettere insieme tutte queste sensibilità c’è la possibilità reale di un percorso parlamentare per provare a cambiare qualcosa nelle leggi sulla prostituzione. Questo è l’obiettivo che stiamo perseguendo, insieme alla senatrice Maria Spilabotte del Pd».

Magari per Renzi può essere anche l’occasione per far entrare un po’ di soldi nelle casse dello Stato?

«Credo che arriverebbero dei soldi nelle casse dello Stato ma non penso sia questo il motivo principale per fare la riforma. La riforma deve essere fatta per necessità di dignità e libertà della donna e di decenza generale».

Certamente, ma che risposta vi aspettate da Renzi?

«Renzi ha una straordinaria sensibilità verso l’innovazione e ha una dote molto importante: il pragmatismo. Questo è il modo in cui oggi bisognerebbe affrontare il problema. Senza ideologismi, senza preclusioni, con molto pragmatismo in relazione a ciò che vediamo quotidianamente».

L’Italia secondo lei è pronta per questo passo?


«Se leggiamo i sondaggi o se vediamo le reazioni all’iniziativa che abbiamo svolto alla Camera, direi che l’Italia è prontissima, forse il Paese reale è molto più pronto di Palazzo Madama».


Il sindaco Marino, dopo le polemiche, sui quartieri a luci rosse ha fatto subito marcia indietro. Un precedente poco incoraggiante?


«Abbiamo l’esperienza di Mestre che funziona, un’iniziativa pilota a Venezia e l’esperienza romana, dove anche per una serie di sensibilità culturali diverse, la proposta del presidente del Municipio e del sindaco Marino ha subito una quantità immensa di polemiche. I parchi dell’amore, ad esempio, sono stati proposti da tanti sindaci di città italiane, ma noi crediamo che la cosa migliore sia affidare ai Comuni la possibilità di scegliere liberamente. Alcune città probabilmente potrebbero risolvere il problema utilizzando i quartieri degradati, come ha fatto Mestre, mentre altre non accettano questo tipo di proposta. Credo però che anche le città che non hanno in mente la zonizzazione (la creazione di un quartiere a luci rosse ndr) preferiscano un’attività regolamentata piuttosto che strade con le prostitute e i falò».

A Roma, ad esempio, individuare una zona per un quartiere a luci rosse sarebbe più complesso di trovare il luogo per una discarica.

«L’idea diffusa è quella che il quartiere a luci rosse determini un deprezzamento degli immobili e la svalutazione della qualità della vita degli abitanti. Può essere vero se parliamo dei Parioli, magari si potrebbero trovare zone degradate dove un’attività di questo genere invece rivaluterebbe gli immobili, per la vocazione commerciale che assumerebbe la zona. In realtà le comunità locali hanno spazi di ragionamento senza essere obbligate a fare qualcosa».

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