Finanziamento ai partiti: "Affittiamo i parlamentari" propone Librandi di Scelta Civica

09 aprile 2015, Luca Lippi
Finanziamento ai partiti: 'Affittiamo i parlamentari' propone Librandi di Scelta Civica
Il finanziamento pubblico – che formalmente è un “rimborso elettorale”, è stato abolito. La cassazione di questa forma di finanziamento è stata diluita in tre anni, così che per il 2014 i fondi erogati ai partiti sono stati tagliati del 25 %, nel 2015 lo saranno del 50% e nel 2016 del 75%. Dal 2017 questo tipo di finanziamenti diretti dello Stato, in forma di rimborsi, saranno completamente aboliti. 

Dalla dichiarazione dei redditi del giugno 2015, gli italiani potranno decidere di versare il due per mille della loro imposta sul reddito ai partiti. Per accedere al finanziamento i partiti (oltre rispettare una serie di criteri) dovranno avere almeno un eletto alla Camera, al Senato o al Parlamento europeo. Il denaro di chi non deciderà di versare il due per mille ai partiti andrà allo Stato: non sarà diviso in proporzione come avviene per l’8 per mille destinato alle confessioni religiose. 

La somma complessivamente corrisposta ai partiti non potrà comunque superare un tetto stabilito. 

Si possono fare donazioni dirette ai partiti, i privati potranno devolvere fino a 100 mila euro l’anno (inizialmente il decreto del governo diceva 300 mila), con una serie di detrazioni fiscali sulle cifre donate. Anche le persone giuridiche, cioè le società e gli enti, potranno dare fino a 100 mila euro l’anno. 

I pagamenti dovranno essere tracciabili e i partiti potranno accedere con criteri un po’ più ampi di quelli per il 2 per mille (basterà aver presentato candidati in tre circoscrizioni della Camera o in tre regioni al Senato). 

Detta così, diventa piuttosto chiaro che il finanziamento pubblico non è abolito del tutto: il due per mille e le detrazioni sulle donazioni dirette sono un mancato gettito fiscale per lo stato e quindi un costo per i cittadini. Sulla sponda di quest’ultima considerazione, è piuttosto intelligente la proposta avanzata dal tesoriere di Scelta Civica Gianfranco Librandi, intervistato oggi da Il Fatto Quotidiano. 

Nel dettaglio è un vero e proprio “affitto” di parlamentari. Che significa? Dice Librandi: “L’idea è di avvicinare la politica ai cittadini usando le competenze dei parlamentari”. I parlamentari sono spesso industriali di successo, professori universitari e molto spesso professionisti con la passione della cosa pubblica, perché non sfruttare questa loro passione e competenza mettendola a disposizione di consessi privati che potranno contribuire all’intervento competente del deputato dando esecuzione del compenso direttamente alla formazione politica di appartenenza del deputato “affittato”? 

Librandi, che insieme a diversi deputati ha contribuito all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, avanza un'idea che sradica completamente anche il rischio di “affamare il gettito” per lo Stato (soldi pubblici) con le detrazioni previste per il due per mille (invero dimostratosi un insuccesso) e per le donazioni dirette. Tutto sommato, una presenza competente e qualificata a convegni, stage piuttosto che cene a tema, soprattutto una presenza competente di “cosa pubblica” vale quanto (spesso più) la presenza di un qualunque altro professionista o personaggio pubblico a gettone! In questo modo i partiti si occuperanno di candidare figure di spessore, le figure di spessore godranno di visibilità e, soprattutto, la presenza pubblica oltre avvicinare le Istituzioni agli elettori impedisce l’espansione del fenomeno corruttivo. 

Sulla proposta il Parlamento potrebbe lavorare con attenzione e trasversalmente.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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