Strage Milano, Meluzzi: "Fenomeni che aumenteranno. Psichiatria non diventi ‘polizia sociale’"

09 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Strage Milano, Meluzzi: 'Fenomeni che aumenteranno. Psichiatria non diventi ‘polizia sociale’'
“La sicurezza assoluta non esiste”, un fatto come quello di Milano poteva accadere in un ufficio comunale o in un supermercato. “Nei tribunali noto più o meno le stesse misure di sicurezza che ci sono negli aeroporti ma più attenuate”. Due passaggi dell’analisi di Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo, sulla strage al Palazzo di Giustizia costata la vita a tre persone. Nell’intervista a Intelligonews, traccia un primo profilo di Giardiello e avverte sull’incremento dei suicidi ma anche degli omicidi…

Lei che per lavoro frequenta il Tribunale di Milano, quali sono le condizioni di sicurezza?

«L’accesso ai tribunali è caratterizzato da misure frequenti ma attenuate rispetto a quelle degli aeroporti dove la sensazione è che per flusso di persone e per disposizioni nazionali e internazionali sul versante dei controlli e della sicurezza ci sia l’utilizzo di tecnologie analoghe a quelle dei tribunali ma applicate in maniera più pervasiva: dalle porte magnetiche alla verifica dei bagagli. Nei tribunali, in alcuni in forme maggiori in altri meno, ci sono più o meno le stesse tecnologie ma noto un numero di personale minore e una minore attenzione. In alcuni tribunali la sicurezza è affidata ad agenti di Pubblica Sicurezza che in quanto tali sono poco numerosi, mentre negli aeroporti spesso la vigilanza viene svolta da agenzie private e mi sembra più numerosa ed efficiente».

Ma al Tribunale di Milano qual è la situazione? Giardiello è entrato armato di pistola, come è stato possibile?

«Ed è uscito armato… E’ una cosa che può accadere perché magari ci può essere concitazione agli ingressi, magari ci può essere un rilevatore magnetico guasto».

Quindi voi operatori non siete al sicuro? 

«Il concetto di sicurezza ottimale è un’illusione teorica che non potrà mai esistere in nessuna parte del mondo. La possibilità che uno si introduca in un luogo armato, è un’eventualità che sta nelle cose della follia del mondo. Se domani un folle anziché colpire in un tribunale colpisce in un ufficio dell’anagrafe, in un supermercato, nell’ufficio delle imposte? Chi può avere la sicurezza assoluta? Siamo tutti operatori di qualcosa. Quella della sicurezza assoluta è una illusione di cui la nostra civiltà si deve liberare, semplicemente perché la sicurezza assoluta non esiste».

Dagli elementi, ancora parziali, che emergono sulla personalità di Giardiello, da psichiatria e criminologo che idea si è fatto?

«Si parla di un paranoico con aspetti persecutori. Cosa ne penso? E’ molto probabile e rientra nella casistica dei cosiddetti “mass murderer” improvvisi o comunque con segnali preventivi».

Ma cosa scatta nella testa di una persona?

«Il mondo, la realtà vengono considerati massimamente ostili e quindi i nemici vanno trascinati nella morte. E’ un po’ come quelli che si affacciano al balcone e sparano. Noi finora non eravamo abituati ai fenomeni dei “mass murderer” mentre negli Stati Uniti sono più frequenti e sono oggetto di studio. Ciò che è malinconico dire è che sta crescendo il ruolo della psichiatria nell’interpretazione delle tecnologie di prevenzione, di controllo e sicurezza»

Quanto può incidere una condizione di difficoltà legata alla crisi, nel caso specifico si tratta di un imprenditore accusato di bancarotta? E come spiega il fatto che da imprenditori che si uccidono si passi a imprenditori che uccidono? 

«Certamente può incidere una condizione pesante di stress se combinata con una predisposizione genetica, psicologica, psicogenetica che in alcuni individui porta al suicidio, in altri all’omicidio distruttivo. D’altra parte cos’è il suicidio se non l’omicidio di sé? In altri casi ancora questa predisposizione genetica può portare all’omicidio-suicidio. Temo che questi fenomeni tenderanno ad aumentare. Lo stress psico-sociale in alcuni soggetti con predisposizione genetica può sfociare in una vera e propria patologia; in altri a una crisi esistenziale, alla depressione, a un cambiamento di vita. Dipende dal funzionamento della mente; per questo dico che da psichiatra sono preoccupato per il ruolo della psichiatria che sta crescendo, anche se era ampiamente preventivato nelle previsioni futurologiche sul funzionamento del mondo nel terzo millennio, in una società in cui un individuo è pieno di sé e poco degli altri aumentano i disturbi e il disagio psichico. Però, non chiedete alla psichiatria di risolvere tutto; la psichiatria non può assumere il ruolo di ‘polizia sociale’ perché sarebbe inquietante e io stesso ne sarei molto preoccupato. Parafrasando Clemenceau che diceva che la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai generali, dico che la salute mentale è una cosa troppo seria per lasciarla solo agli psichiatri»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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