La password della settimana è "IL (fronte del) NO": dalla Tav alle trivelle

09 aprile 2016 ore 8:00, Paolo Pivetti
Chi di noi non ha attraversato, a suo tempo, una bella età del no? È, direi, tra le esperienze obbligate della crescita umana, l’età del no: un’età che corrisponde alla scoperta della prorpria personalità, del proprio io, e all’esigenza incontrollabile e selvaggia di opporsi al mondo. È un’esperienza che sembrano vivere anche le società. Per fare un esempio approssimativo, sommario e forse anche discutibile, potremmo dire che il Sessantotto ha rappresentato, fra l’altro ma non solamente, una collettiva età del no della nostra società cristiana occidentale. 

La password della settimana è 'IL (fronte del) NO': dalla Tav alle trivelle
Ci sono però, tra gli individui, molti che rimangono come impigliati nell’età del no; non riescono a liberarsene, ne fanno un loro rassicurante nido identitario; e ai nostri giorni il loro numero sembra farsi crescente: una folla, un esercito; o perlomeno un partito, un grosso partito trasversale del no.
No a tutto, e ovviamente non un no fine a sé stesso, ma sorretto da nobili obiettivi: per esempio, la difesa dell’ambiente in cui viviamo. Il movimento ecologista sembra nutrirsi di questi no.
Quante migliaia di volte ci siamo imbattuti, attingendo alla cronaca di tutti i giorni, ai titoli di tutti i giorni, nelle imprese dei NO TAV, con sindaci e parroci attivissimi nel mobilitare intere vallate a difesa di un ambiente contro un’opera che il semplice buon senso dimostra necessaria! E dopo di loro, ecco i NO EXPO, che li hanno appaiati e poi addirittura superati: efficacissimi nel devastare filiali bancarie e malcapitate auto, e nello sporcare muri in nome di un mondo più pulito!
E chi dimentica, a monte delle imprese di questi agguerriti manipoli, il successo mondiale di un libro come come NO LOGO di Naomi Klein, entrato stabilmente, subito dopo la sua apparizione nel lontano 2000, nello scaffale dei classici del rifiuto.
Oggi c’è un nuovo partito del no: i NO TRIV, impazienti di eliminare le trivelle che tirano su dal nostro fondo marino un po’ di gas e di petrolio. Perché, dicono, è giunto il momento di sostituire gli inquinanti gas e petrolio con le energie rinnovabili, pulite e innocue. E poi, cosa non da poco, le trivelle, pur lontane dalle coste, abbrutiscono il paesaggio, danneggiano quella che è la nostra principale risorsa nazionale: l’industria turistica del bello.
Immaginiamo la soluzione: niente più trivelle in mezzo al mare; in compenso, tante belle pale eoliche, mostri di cemento e acciaio alti oltre cento metri, disseminate lungo le nostre coste e le nostre colline. E questo sarebbe il modo per salvare il paesaggio e difendere l’industra turistica del bello?
NO COMMENT.



autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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