Contro la depressione? Contano i neuroni: c’è una nuova pillola che li “guarisce”

09 dicembre 2015 ore 10:54, intelligo
Contro la depressione? Contano i neuroni: c’è una nuova pillola che li “guarisce”
E’ una delle patologie più diffuse e complesse. Stiamo parlando della depressione che colpisce vaste aree di popolazione e, secondo alcuni studi scientifici, pare sia in aumento anche tra i giovani. Adesso per contrastare la malattia, c’è una pillola che agisce sul Dna. E’ questo il convincimento di Maurizio Fava, ricercatore di origini vicentine che da trent’anni lavora al Massachussetts General Hospital di Boston, autore dello studio clinico che se confermato dai test sperimentali ancora in corso, potrebbe rappresentare una importante innovazione nel campo della terapia anti-depressione. Di che si tratta? Secondo quanto pubblicato dalla rivista scientifica Molecular Psychiatry, il farmaco è composto da una molecola definita “NSI-189” che si assume per via orale e agisce rapidamente e garantirebbe un’azione duratura senza particolari effetti collaterali. La fase di sperimentazione ha già superato positivamente i primi test condotti su un gruppo ristretto di pazienti (24 persone) dimostrando anche la sua tollerabilità a livello di organismo. La particolarità del farmaco è che viene assorbita rapidamente dal cervello, spiega Maurizio Fava. Il meccanismo di azione è ancora al centro della sperimentazione e dei test clinici ma “il farmaco ha mostrato l’abilità di aumentare le sinapsi (ovvero il collegamento tra neuroni) e il volume dell’ippocampo”, aggiunge il ricercatore italo-italiano convinto del fatto che la nuova molecola “agisca a livello del Dna. Ipotesi coerente con il fatto che il farmaco ha un’azione antidepressiva che perdura per circa otto settimane, dopo la sospensione della malattia”. 

Attualmente lo studio clinico è entrato nella sua fase 2 che, come anticipa Fava all’agenzioa Ansa, “coinvolgerà in tutto 220 pazienti, avrà lo scopo di verificare in via definitiva l’efficacia del farmaco e darà i suoi risultati all’inizio del 2017”. Altro particolare relativo all’efficacia della nuova molecola sta nel fatto che produce una stimolazione della neurogenesi: “Si tratta di una piccola molecola di una nuova entità chimica”. Le aspettative della ricerca sono presto dette: mettere a punto un meccanismo di azione del tutto diverso da quello degli altri farmaci finora utilizzati a livello di terapia, in grado di stimolare la crescita di nuovi neuroni nel cervello del paziente. Alla seconda fase di sperimentazione ne seguirà una terza e se l’esito dei test verrà confermato definitivamente, il nuovo farmaco potrebbe essere in commercio già dal 2018. 

LuBi


autore / intelligo
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