Ylenia Carrisi, il Dna conferma i sospetti di Al Bano: non è lei la vittima di Jesperson

09 dicembre 2015 ore 11:18, intelligo
Ylenia Carrisi, il Dna conferma i sospetti di Al Bano: non è lei la vittima di Jesperson
Il mistero di Ylenia Carrisi continua. I resti del cadavere di donna rinvenuto vicino alla una stazione di servizio in Florida non appartengono alla figlia di Al Bano e Romina Power. A confermare quello che in un primo tempo poteva sembrare una flebile speranza dopo anni di buio fitto sulla sorte della ragazza, è l’indagine condotta da un agente speciale americano, Dennis Haley. L’esperto spiegherà i dettagli della sua investigazione stasera durante la trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto”. In particolare, l’esame del Dna ha escluso che la donna trovata morta in una zona vicino alla stazione di servizio e riconducibile a una persona morta in Florida il 15 settembre 1994 sia proprio Ylenia Carrisi. La giovane figlia di Al Bano e Romina Power scomparve nel 1993 a New Orleans. Da allora, sono stati numerose le segnalazioni che hanno aperto indagini, accertamenti e approfondimenti, ma finora non hanno dato esito positivo e la sorte della ragazza resta ancora avvolta nel mistero. L’ultima segnalazione, in ordine temporale, relativa al ritrovamento dei resti di un cadavere di donna in Florida, era arrivata da alcuni spettatori di una televisione americana che avevano indicato possibili collegamenti con la vicenda della giovane Carrisi. Collegamenti che erano sembrati plausibili anche dopo la confessione di un serial killer e il suo appello in tv per procedere all’identificazione della vittima. Non solo: alcune settimane fa i carabinieri di Brindisi avevano eseguito il prelievo di alcuni campioni di dna ad Al Bano, che vive a Cellino San Marco, e agli altri tre fratelli di Ylenia. Allo stesso tipo di prelievo era stata sottoposta Romina Power che attualmente vive a New York. Le analisi erano state sollecitate dall'Interpol intenzionata a mettere a confronto il codice genetico della famiglia Carrisi con i resti della donna che risulta morta a seguito di un omicidio nel 1994. Un delitto rimasto irrisolto fino a quando nel 1997 le indagini portarono a ritenere responsabile dell’uccisione della giovane donna - bionda come Ylenia – Keith Hunter Jesperson, che alla fine confessò raccontando di aver ucciso una ragazza che gli aveva chiesto un passaggio e che si faceva chiamare Susanne, lo stesso nome che avrebbe usato Ylenia nel periodo trascorso negli Usa.

Ma gli ulteriori accertamenti hanno dato esito negativo. Per la famiglia Carrisi si è trattato dell’ennesima doccia fredda e di una notizia che ha riaperto una ferita mai rimarginata. E tornano alla mente le parole di Romina Power che proprio recentemente, a fine novembre, aveva rivolto un appello attraverso i media chiedendo “il silenzio stampa per la mia Ylenia”. Anche Al Bano, per la verità, non aveva nascosto qualche perplessità sul fatto che dopo il prelievo del suo Dna, le indagini potessero portare a una scolta definitiva sulla sorte della figlia. "Una settimana fa mi è stato prelevato il dna", aveva detto a novembre e sulla speranza di poter arrivare a una soluzione della vicenda aveva aggiunto: "Mi piacerebbe che fosse così". 
LuBi 

autore / intelligo
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