Giubileo, Zecchi: “All’inizio l’ho trovato un po’ kitsch, poi... C’è bisogno di un abbassamento della sacralità"

09 dicembre 2015 ore 13:01, Lucia Bigozzi
Giubileo, Zecchi: “All’inizio l’ho trovato un po’ kitsch, poi... C’è bisogno di un abbassamento della sacralità'
“Simbologie massoniche nel Fiat Lux di papa Francesco? No: è da ignoranti in senso etimologico. Molto prima dell’Illuminismo, fu scritto sulla Bibbia”. Così Stefano Zecchi, professore di estetica all’Università di Milano, legge lo spettacolo di immagini e luci proiettato sulla basilica di San Pietro, anche se ammette che “all’inizio lo trovavo kitsch”. Nella conversazione con Intelligonews spiega perché. 

Qual è la sua analisi sull’avvio del Giubileo? Sul calo di presenze in San Pietro ha giocato l’effetto terrorismo oppure anche per la Chiesa di papa Francesco i tempi stanno cambiando?

«Non credo che i tempi stiano cambiando per la Chiesa, perché papa Francesco esercita un grande appeal. Il calo di presenze, secondo me, è una giusta cautela che la gente ha di fronte agli eventi che conosciamo. Un fattore che può aver portato a diminuire le presenze nel primo giorno ma sono convinto che progressivamente con l’attenuarsi della tensione – se non succederà niente – l’afflusso dei fedeli aumenterà»

Sul piano estetico che giudizio dà dello spettacolo “Fiat Lux”? A molti non è piaciuto perché distante dalla sacralità dell’evento. 

«All’inizio l’ho trovato un po’ kitsch, poi l’ho fatto vedere al mio bambino il quale è rimasto incantato; allora ho raddrizzato il giudizio. Mi sembrava kitsch perché perché in fondo pensavo alla necessità di rappresentare una dimensione sacrale dell’evento e quelle immagini, quelle luci, le trovavo un po’ carnevalesche. Però mi sono chiesto: perché mio figlio rimane incantato a vedere il gioco di luci e immagini proiettate sulla basilica di San Pietro?».

Che risposta si è dato?

«Evidentemente, c’è bisogno – e forse è questa la grande intuizione – di un abbassamento della sacralità e della ieraticità del rapporto religioso. Quindi a questo punto, perché no? Dal mio punto di vista, avrei voluto al massimo un gioco di luci asettico sulla basilica e quindi esaltare la bellezza della basilica attraverso giochi di luce, ma poi mi sono domandato perché il mio bambino è rimasto così affascinato e la risposta è che, evidentemente il mondo della creazione ha una dimensione fantastica che la religione deve rappresentare. In fondo che cosa è se non l’innocenza di mio figlio di fronte alla mia intellettualità? Io credo che debba sempre avere il sopravvento l’innocenza sull’intellettualità che, forse, è un passo troppo aristocratico, distante dal sentimento pubblico»

C’è chi sulla Rete individua una simbologia massonica in “Fiat Lux”. Lei cosa ne pensa? 

«Francamente non mi intendo di massoneria. Che il “Fiat Lux” possa essere collegato a simbologie massoniche posso anche immaginarlo se letto nell’idea dell’illuminismo come rischiaramento della ragione. Ma il “Fiat Lux” prima che illuministico è biblico. No, non ci vedo nulla di riconducibile a simboli massonici; anzi, ci vedo semmai una coerenza con l’enciclica di papa Francesco attento alle tematiche ecologiche e ambientali e anche alla qualità estetica che è poi il mio mestiere. Basti pensare che nell’enciclica Francesco usa 27 volte la parola ‘bellezza’. L’idea di rappresentarla attraverso la luce è sempre stato uno dei grandi temi della nostra classicità e nel Medio Evo proprio di Tommaso. Vederci un aspetto massonico lo trovo da ignoranti, nel senso etimologico di chi ignora una filogenesi estetica del problema»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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