Zanzare mutanti come gli X-Men, così la malaria sarà solo un ricordo

09 dicembre 2015 ore 15:07, Micaela Del Monte
Zanzare mutanti come gli X-Men, così la malaria sarà solo un ricordo
La zanzara, da sempre considerata il principale portatore della malaria, da oggi invece potrebbe diventare la migliore alleata nella lotta contro la sua debellazione.

E sembrerebbe che per "salvare il mondo" da questa malattia stiano per arrivare le zanzare geneticamente modificate, resistenti al parassita della malattia in grado di trasmettere questa immunità al 99,5% della progenie, bloccando di fatto l'infezione verso l'uomo. 

Le zanzare Ogm sono l’ultimo traguardo raggiunto dai ricercatori dell’Università della California a Irvine attraverso la tecnica di ingegneria genetica Crispr, che permette di modificare il Dna degli insetti. Una tecnica altamente innovativa.
Il Dna della zanzara allo stadio embrionale in pratica viene ritoccato con la tecnica di riscrittura chiamata Crispr che permette l’inserimento nelle cellule germinali (quelle destinate alla riproduzione) di un intero pacchetto di geni contenente le istruzioni per la produzione di anticorpi contro il parassita della malaria. 
Per verificare la riuscita dell’operazione, nel pacchetto è stato inserito anche un gene che colora gli occhi della zanzara di un rosso fluoresecente

Il risultato, pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas), apre la strada alla creazione di intere popolazioni di zanzare capaci di bloccare l'infezione all'uomo. 
Questo è un passo molto importante, se si pensa che il 40% della popolazione mondiale vive in aree a rischio malaria: ogni anno si contano dai 300 ai 500 milioni di nuovi casi, con quasi un milione di morti concentrati soprattutto in Africa, dove i più colpiti sono bambini e donne in gravidanza. 

''I risultati che abbiamo ottenuto ci fanno pensare che questa tecnica possa essere sfruttata per eliminare davvero la malaria'', afferma il coordinatore dello studio, Anthony James. Per quasi venti anni il suo laboratorio si è concentrato sulla creazione delle zanzare Ogm. Due team di studiosi hanno collaborato per ottenere l’importante risultato e per verificare che l’elemento a bordo del quale viaggiano gli anticorpi blocca-malaria raggiunga la giusta posizione del Dna. I risultati sono stati soddisfacenti al punto che oggi si può parlare chiaramente della possibilità di avere proprio nelle zanzare il principale alleato nella prevenzione contro la malaria. 

Non solo però, secondo un altro studio i maschi Ogm fanno diventare sterili le femmine e sono in grado di trasmettere questo tratto alle generazioni future. In pratica, è la prima volta che le modifiche del Dna diventano trasmissibili a un'intera specie, aumentando così la possibilità di ridurre la diffusione della malaria. La zanzara Anopheles gambiae - protagonista della ricerca - è un importante vettore del parassita della malaria, che infetta oltre 200 milioni di persone ogni anno e provoca più di 430 mila morti. Ora un team di ricercatori guidato da studiosi dell'Imperial College di Londra, fra cui l'italiano Andrea Crisanti, ha geneticamente modificato i maschi di Anopheles gambiae, in modo da renderli portatori di un gene che interrompe la produzione delle uova nelle femmine. L'eccezionale ricerca è descritta in uno studio su 'Nature Biotechnology'.

"In pratica, i maschi - ha spigato all'AdnKronos Salute Crisanti, professore di parassitologia molecolare dell'Imperial College - si trasformano in una sorta di cavallo di Troia: trasmettono alle femmine delle generazioni successive la 'sterilità'". Gli scienziati hanno usato una tecnologia chiamata 'gene drive' per assicurare questa trasmissione accelerata alla prole del gene modificato nel corso del tempo. "Nel giro di pochi anni, questo potrebbe drasticamente ridurre o eliminare le popolazioni locali della specie di zanzara portatrice della malaria", ha continuato lo studioso. Questa è la prima volta che la tecnica è stata testata e si è rivelata efficace nelle Anopheles gambiae. "Stiamo combattendo la malaria da più di 100 anni - ha ricordato Crisanti - In caso di successo, questa tecnologia ha il potenziale per ridurre sostanzialmente la trasmissione della malaria". "Come per ogni nuova tecnologia, però, ci sono molti passi da fare ora. Dobbiamo fare delle verifiche e garantire la sicurezza di questo approccio. E serviranno almeno 10 anni prima che questa tecnica possa diventare un intervento operativo", ha evidenziato Austin Burt dell'Imperial College di Londra.
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