Accadde oggi: l'inizio della strana maggioranza

09 febbraio 2013 ore 11:01, Lucia Bigozzi
Accadde oggi: l'inizio della strana maggioranza
Tutto in dodici mesi. Un anno fa, di questi tempi. Febbraio 2012: via
Berlusconi,
Monti a Palazzo Chigi, il Cav e Bersani nella strana maggioranza del Prof. Un anno dopo fine del governo Monti, si torna alle urne con Berlusconi e Bersani a caccia di voti ma col premier uscente a fare da terzo incomodo, a sparigliare. Stavolta, ciascuno per sé e tutti contro tutti. COSA C’ERA PRIMA. Un anno fa di questi tempi, il quadro politico di un paese stretto nella morsa della crisi economica proponeva l’anomalia di un governo tecnico chiamato ad evitare il terrore del default, a combattere lo spread, a fare per non finire come la Grecia. La politica costretta al passo indietro dopo aver certificato il proprio fallimento. Tutti d’accordo, non solo per il bene dell’Italia perché nel calcolo dei tatticismi la variabile delle convenienze (politiche) è diventata la costante che ha indotto da un lato Berlusconi a cedere il testimone di Palazzo Chigi a Monti, dall’altro Bersani a preferire la prudenza alla tentazione di un voto anticipato (che forse lo avrebbe premiato), perché alle prese con un partito lacerato, una leadership un po’ appannata e una base inviperita per il placet al Prof. In mezzo proprio lui, Monti, che nei primi due mesi di governo ha stravolto l’agenda di governo: prima con la riforma-lampo delle pensioni, poi aprendo quella del mercato del lavoro. Su quest’ultimo dossier, la strana maggioranza ha cominciato a evidenziare crepe e scricchiolii: Bersani stretto tra l’articolo 18 e il diktat della Camusso; Alfano alle prese con le sollecitazioni di imprenditori sulla maggiore flessibilità in entrata e le richieste di un elettorato deluso per la mancata rivoluzione liberale. SCANDALI E RESE DEI CONTI. C’è un altro elemento che ha condizionato il quadro politico nei dodici mesi appena trascorsi, segnando uno spartiacque tra passato e ciò che sarà: casta e anticasta. Tutti i partiti, hanno dovuto fare i conti con gli effetti dell’antipolitica, le conseguenze (politiche) dei casi giudiziari spuntati come funghi in ogni schieramento e le fibrillazioni interne che hanno ribaltato equilibri e rapporti di forza ormai consolidati. Giusto nel febbraio di un anno fa, l’ex ministro Gianfranco Rotondi vaticinò che era tutta colpa di “alcuni ambienti finanziari e politici” che “lavorano a una Norimberga della politica”. La cronaca, però, racconta i fatti: da Lusi alla Lombardia di Formigoni passando per la Sicilia di Lombardo e il tesoriere della Lega Belsito che di fatto ha aperto la guerra di successione tra Bossi e Maroni. Eppoi, sul finire del 2012, le ‘bombe’ Fiorito in casa Pdl e Maruccio al ‘civico’ di Di Pietro. Sono i casi più eclatanti che hanno squassato il sistema dei partiti tradizionali minandone la credibilità e, seppure indirettamente, alimentando l’ondata demagogica dei Grillo, e, in ultimo degli Ingroia di turno. PARADOSSI, CONVENIENZE E NOVITA'. Nel febbraio 2012 Maroni, già incoronato segretario dopo aver ‘ramazzato’ buona parte del cerchio magico bossiano promette che la Lega ha chiuso del tutto col Pdl, ha archiviato il berlusconismo così come ha fatto col bossismo (pur non ammettendolo) e che per questo correrà da sola per le amministrative, Pirellone in testa. Dodici mesi dopo, va in scena l’opposto: Maroni e Berlusconi siglano il patto di un’alleanza che in Lombardia come nel resto d’Italia serve per non disperdere voti ma soprattutto per preservare quote di potere e dunque di sopravvivenza (politica). Scenario speculare nel centrosinistra dove un anno fa Bersani non avrebbe scommesso un sigaro sull’alleanza con Vendola, preferendo inseguire Casini sulla strada dei moderati. Oggi il leader di Sel è una solida gamba dello schieramento di centrosinistra e il leader Udc è diventato l’opzione possibile se dal voto non dovesse uscire una maggioranza netta. E i montiani? Un anno fa praticamente non esistevano o se c’erano stavano in ordine sparso. Mario Monti e la sua agenda di governo, Passera e la sfida della ripresa, Riccardi e la ricomposizione di un’area cattolica moderata (vedi il forum di Todi) attenta ai temi del sociale (famiglia in primis) e intenzionata a lasciare la propria impronta nell’agenda di governo: esponenti di un montismo che ha preso forma – perdendo alcuni pezzi, ad esempio Passera, ma acquisendone altri come accaduto nel caso di esponenti di Pdl e Pd passati col Prof. -, fino a tradursi nella Scelta Civica. Novità in un quadro politico sfilacciato, dove il nuovo che avanza è il vecchio che resiste.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]