Germania: produzione industriale giù, il rigore si ritorce contro la Merkel

09 febbraio 2016 ore 10:40, Luca Lippi
La produzione industriale è calata a dicembre in Germania, la prima economia della zona euro, dell’1,2%. Gli economisti avevano previsto una crescita dello 0,5%.
Il dato di novembre è stato rivisto al rialzo, da -032% a -0,1%. Su base annua la produzione industriale tedesca è calata a dicembre del 2,2%. Gli esperti avevano previsto un calo dello 0,6%.
Che succede? Tutto piuttosto semplice, la Germania paga la sua stessa protervia e soprattutto la sua volontà di spadroneggiare credendo di poterla fare franca contro ogni ragionevole e auspicabile reazione dei Paesi considerati superficialmente “satellite”.
Prendersela con lo scandalo Volkswagen è solamente un palliativo, gli Stati Uniti che sono più isterici che riflessivi hanno deciso di punire la grande Germania che continuava a fare affari col nemico storico di ghiaccio, sparando un colpo sull’industria (punta di diamante) della Merkel, mentre la Merkel cercava di raggirare le sanzioni conscia che avrebbe procurato diversi problemi alle sue esportazioni. Angela Merkel ha chiesto al mondo intero di “non demonizzare l'auto tedesca” e di riflesso di non trasformare il Dieselgate in una campagna contro tutta l’industria renana. Ma la Locomotiva d'Europa ha iniziato a scricchiolare ben prima che si scoprissero le magagne della casa di Wolfsburg.

Germania: produzione industriale giù, il rigore si ritorce contro la Merkel
La bilancia commerciale, vanto e ossessione di un Paese che non è mai stato così ricco come ora, rallenta ormai visibilmente da settembre dello scorso anno, l'arretramento è determinato dal calo delle vendite sia verso i Paesi europei (che hanno meno soldi anche per le politiche di rigore imposto dalla Merkel) sia verso la Cina, cioè il Paese verso il quale la Merkel ha scommesso moltissimo, tanto da esporsi personalmente per strappare consensi e commesse a Pechino.
Guardando alla bilancia commerciale tedesca, ad agosto il surplus è stato di 19,6 miliardi di euro rispetto ai 25 miliardi di luglio. Spulciando i numeri si scopre che le esportazioni sono calate del 5,2% a 97,7 miliardi mentre le importazioni sono calate del 3,1 a 78,2 miliardi.
Come denunciato dai partner quanto dagli organismi internazionali, il surplus commerciale tedesco - al +7 per cento nel 2014 contro il +6 concesso dai Trattati - crea non poche tensioni in Europa.
Perché la prima economia dell'area non investe e spende (comprando innanzitutto dai vicini) quanto incassa. E la cosa genera stagnazione e chiusure al mercato comune.
Da Berlino si è provato e si continuerà a farlo, a minimizzare, si ricorda che i conti pubblici sono sani e il sistema finanziario stabile: il Fondo monetario ha sottolineato che il debito pubblico, intorno al 70%, è saldamente sostenibile a differenza di quanto avviene negli altri Paesi europei. Dopo questa folata di fiducia indotta in ottobre arriva anche la decisione di Moody's di alzare l'outlook del poco trasparente sistema bancario (portandolo da negativo a stabile) nonostante Deutsche bank abbia lanciato un profit warning, rendendo noto che si avviava a chiudere il terzo trimestre con una perdita di 6 miliardi di euro, per svariate svalutazioni (quella sul valore della divisione dell'investment banking, sul valore che si aspetta di ricavare per la vendita di Postbank e sulla sua partecipazione del 20% nella cinese Hua Xia Bank).
Il calo dell'export non è stato un campanello isolato, lo scenario internazionale ha preso in contropiede i tedeschi. La guerra russo-ucraina prima e il terzo salvataggio della Grecia dopo hanno bruciato i soldi che la Bce di Mario Draghi ha riversato sui Paesi della Ue attraverso il Quantitative Easing: quei fondi dovevano servire per finanziare la loro domanda interna, e invece sono finiti per difendere il debito pubblico. Il rallentamento della Cina per le bolle finanziarie e quello degli emergenti per il crollo dei prezzi delle materie prime hanno spinto Pechino a svalutare la sua moneta, con il risultato che il made in Germany diventa meno conveniente per le nuove economie.
Il dato sulla produzione industriale legato alla riduzione degli ordini di ottobre aveva già sottolineato che la crisi non sarebbe stata passeggera.
In conclusione, i dati della produzione industriale tedesca sono la campanella che le politiche tedesche nei confronti dell’Eurozona gli si ritorcono conto, e quando sarà tolta la coperta sul sistema bancario sarà ancora peggio, e allora l’Italia dovrà correre in soccorso, e se non si interromperanno le sanzioni alla Russia “la ruzzola” in discesa tedesca è solo all’inizio. A buon bisogno Padoan ha diversi coltelli dalla parte del manico per recuperare sovranità più che legittima in favore dell’Italia.

autore / Luca Lippi
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