Di Stefano (CasaPound): «Fusione Alba Dorata-Fiamma? Noi i veri nazionalisti. Pronti per Europee e con i marò»

09 gennaio 2014 ore 14:27, Marta Moriconi
Di Stefano (CasaPound): «Fusione Alba Dorata-Fiamma? Noi i veri nazionalisti. Pronti per Europee e con i marò»
Il vicepresidente di CasaPound, Simone Di Stefano, parla a IntelligoNews di Alba Dorata Italia che si è fusa con Fiamma Tricolore. E non usa espressioni accomodanti: «Sono usurpatori». Di Stefano specifica poi che come movimento nazionalista «in Italia c’è CasaPound Italia» e poi polemizza con l’antieuropeismo di Forza Italia «formato dalle stesse persone che hanno firmato i trattati più infami e deleteri per l’Italia». Quanto alle Europee si stanno preparando: «Probabilmente già dalla prossima settimana presenteremo un programma molto chiaro…». Alba Dorata si scioglie ma non sparisce. Entra nella Fiamma Tricolore. Cosa ne pensa Di Stefano? «In tutto stiamo parlando di 50 persone. Quelli di Alba Dorata Italia, sono usurpatori poi di un nome e di simbolo che non appartiene loro. Forza Italia è composta dalle stesse persone che hanno firmato i trattati più infami e deleteri per l’Italia». Ma voi, chi avete incontrato, poco tempo fa, di Alba Dorata? «Noi abbiamo incontrato i greci di Alba Dorata. Alba Dorata Italia, invece, è un gruppo di confusi». Quindi siete voi “la costola” italiana della vera Alba Dorata? «Noi sicuramente abbiamo dei contatti ufficiali delle amicizie e delle vicinanze oltre che delle confluenze sui temi politici, fino alla critica all’Europa. Non c’è in Italia un movimento che può dire di essere la filiazione italiana di Alba Dorata, ogni nazione ha il suo movimento nazionalista. Sicuramente in Grecia c’è Alba Dorata, in Italia c’è CasaPound Italia. Così come ce sono altri nel resto d’Europa. E’ chiaro che sull’onda del successo elettorale tutti quanti vogliono essere paragonati a quella greca. Ma non è così».
Di Stefano (CasaPound): «Fusione Alba Dorata-Fiamma? Noi i veri nazionalisti. Pronti per Europee e con i marò»
Quindi da una parte abbiamo Letta che stigmatizza questi movimento come populismo, dall’altra c’è la corsa a rappresentare i sentimenti antieuropeisti?
«C’è un fortissimo sentimento antieuropeista. Almeno a chiacchiere va da Forza Italia fino a noi. Ma la realtà è diversa. Forza Italia è formato dalle stesse persone che hanno firmato i trattati più infami e deleteri per l’Italia. Forse Grillo sarebbe più titolato ma mancava di concretezza politica. Tra pochi mesi dobbiamo presentare 50mln di euro all’Ue per il Fiscal Compact e per il Mef, per il patto di stabilità. Il tema principale oggi è: in Europa ci dobbiamo stare o non ci dobbiamo stare? Gli unici che dicono seriamente di non volerci stare siamo noi». Quindi alle Europee guardate o non guardate? «Noi siamo gli unici a dover raccogliere le firme. C’è una legge elettorale che a noi impone di raccoglierne un numero spropositato, mentre gli altri possono parteciparvi senza fare proprio nulla. Noi vogliamo un antieuropeismo serio, concreto, che ponga delle questioni reali: non si può fare come Grillo che parla di referendum dell’Euro, perché o ci si sta dentro o no. Il referendum non si può fare su trattati costituzionali europei già firmati da altri. Non si può. Possiamo solo decidere se starne dentro o fuori. Probabilmente già dalla prossima settimana presenteremo un programma molto chiaro». E se a maggio, come ormai è realistico pensare, si voterà anche in Italia? Parteciperete? Siete pronti? «Partecipiamo sicuramente». Ma come consenso state crescendo? «La vicenda dei forconi e la storia del furto della bandiera all'Ue ci hanno portato grande visibilità e abbiamo avuto una grande crescita. Ormai siamo accreditati come movimento politico sulla scena nazionale. I media ci parlano di tutt’altro. Parlano di questioni che non interessano gli italiani: per esempio, propongono e ripropongono necrologi e coccodrilli sui personaggi famosi morti per settimane. L’unica domande della politica italiana è una e una sola e nessuno la pone: vogliamo stare a queste condizioni in Europa o vogliamo stare fuori?». Sui marò quali sono le novità? «Abbiamo fatto un presidio l’altro giorno per chiudere la vicenda a livello di parole, e aprire un’altra fase. L’ultima parola ora spetta all’India se vuole condannarli o meno. Noi ci prenderemo la briga e la responsabilità di creare un incidente diplomatico assaltando l’Ambasciata indiana. Questo è un processo che per i tempi può durare anche vent’anni. Se i nostri soldati verranno condannati la nostra nazione rischia davvero la morte, sarà difficile dichiararsi italiani senza abbassare la testa. Non capisco con tutto quello che è successo perché nessuno ha pensato di creare un incidente diplomatico. Se il governo italiano, dopo la condanna, non chiuderà entro 48 ore l’ambasciata italiana vedrete che ci saranno 3000 italiani che si presenteranno là sotto a chiedere il conto».
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