Sono Charlie? No, sono Ahmed il poliziotto e mi presento a voi

09 gennaio 2015 ore 17:30, intelligo
di Aldo Di Lello Sono Charlie? No, sono Ahmed. Sono il poliziotto musulmano massacrato senza pietà mentre difendeva l'autorità dello Stato e la sicurezza dei cittadini. Sono io l'Occidente, anche se ho la pelle olivastra e anche se la Francia non è la terra dei miei padri.

ahmed

Sono io l'Occidente perché mi sono immolato per i suoi valori migliori: la libertà, i diritti, la legge. Sì, la legge: è l'unico tetto sotto  cui possono convivere genti e religioni diverse, senza improbabili multiculturalismi né astratte mescolanze. Quando mio padre mise piede in questa terra, così gli dissero: "Devi diventare francese !". Lì per lì non capì e ci rimase anche un po' male. Però si mise a lavorare sodo e mi insegnò a rispettare la legge, perché capiva che era l'unico scudo contro chi gli voleva negare i diritti o sfruttarlo come una bestia da soma.

Capì insomma che nessuno gli chiedeva di rinunciare alla sua cultura e alla sua tradizione, ma capì anche che, se voleva realmente entrare in una nuova comunità politica, doveva accettarne i princìpi fondamentali. E per lui, alla fine, è stata una grande soddisfazione, il segno della sua vittoria di uomo e di cittadino, vedere suo figlio indossare la divisa dello Stato che lo ha accolto. Erano comunque altri tempi. Ancora esisteva lo Stato sociale. L'economia tirava. Il lavoro non mancava, per chi naturalmente aveva voglia di lavorare. Non era come oggi. Non era come in questo tempo infame e criminogeno, che produce disperati ed esaltati, questo tempo in cui la legge del superprofitto finanziario sta soffocando la legge dello Stato. Il nostro è un tempo di poveracci, senza diritti e senza più nemmeno la voglia di conquistarli. Ed è proprio qui, in questa terra senza legge, senza autorità, senza opportunità di lavoro e di vita, che trova terreno fertile la "predicazione", chiamiamola così, dei mestatori di professione o per vocazione, questi pseudo profeti che hanno trasformato l'islam in ideologia, assumendo, dell'Occidente, la parte peggiore, non certo l'insegnamento più fecondo. Poi, a complicare le cose, ci si sono messe due specie di "occidentali": da un lato i microcefali neonazisti, che fanno di tutto, con i loro slogan demenziali, per far sentire la mia gente straniera in Francia e spingere, di fatto, tanti ragazzi nelle braccia dei jihadisti; dall'altro ci sono i nichilisti, teorici e pratici, i dissacratori di professione, quelli che non colgono l'abissale differenza tra libertà d'espressione e libertà di insulto. E qui arriviamo a quelli di Charlie Hebdo. So che vi preme sapere qual è il mio pensiero al riguardo, dal momento che sono morto insieme con loro. Vi accontento subito: non mi va di essere confuso con loro. Certo, la morte comune ci ha reso in qualche modo fratelli. E, oltre che per me stesso, mi dispiace anche per loro. Ma la vicinanza finisce qui. Perché, per il resto, non penso che apparteniamo allo stesso tipo di "martiri". Sì, lo so, non ho utilizzato una espressione molto elegante. Però è sicuramente meglio di tutte queste migliaia di matite stupidamente innalzate nelle piazze. E penso proprio che ha fatto bene Fabio Torriero  a rompere, con il suo editoriale, questo melassoso e tossico unanimismo, che non permette di cogliere le differenze e di capire qual è la vera posta in gioco, per cosa vale la pena di lottare e morire. La "libertà" di Charlie Hebdo è una "libertà" vuota. Una "libertà" su cui non si costruisce nulla. È un seme sterile, che non produce vera cultura. La satira ha un senso finché si rivolge contro i potenti, contro chi opprime popoli e genti. Ma non è satira offendere i sentimenti delle persone. E i sentimenti religiosi non sono meno importanti degli altri. Charlie Hebdo ha fatto della dissacrazione fine a se stessa la sua missione. Ha offeso non solo i musulmani, ma anche (e in modo atrocemente blasfemo) i cattolici. Il loro Occidente (ammesso che possa essere definito così) non è il mio stesso  Occidente, l'Occidente che ho imparato ad amare e che oggi si va piano piano eclissando, perché sono sempre meno quelli che riescono a riconoscerlo. In fondo, è la stessa cosa che ha scritto Houellebecq: la Francia si "sottometterà" nel 2022 all'islam, non perché l'islam sia forte, ma solo motivi di consunzione etica ed ideale. E a me, immigrato di seconda generazione, è toccato in sorte di dimostrare, con il mio sacrificio, che ci sono una Francia e un Occidente ancora capaci di insegnamenti morali. Buffo no? Neanche uno scrittore satirico sarebbe stato  capace di immaginare un simile finale.  
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