Difficile investire se la "ripresa" non esiste

09 giugno 2015, Luca Lippi
Difficile investire se la 'ripresa' non esiste
Chi tende la mano ai risparmiatori? Soprattutto, chi aiuta il risparmiatore a comprendere l’operato di chi si occupa professionalmente dei suoi risparmi?

Nel gorgo della “globalizzazione” non possiamo che fotografare la situazione “globalmente”; i più attenti avranno notato la salita contemporanea del mercato obbligazionario e anche del mercato azionario. Questa è un’anomalia (verificabile solo per brevi periodi e molto raramente).

Quest’anomalia ai giorni nostri è diventata una consuetudine, un sovrapporsi innaturale di cicli rialzisti sia del mercato dell’equity sia del mercato dei bonds. Ogni “consuetudine anomala” in Finanza è destinata a subire un riequilibrio che spesso si palesa con una brusca correzione (ridimensionamento) per entrambe le macro asset class.
Poiché la maggior parte del risparmio è concentrata (per motivi di rischiosità) sull’obbligazionario, senza distinguere fra governativi e non, concentriamo l’analisi sul mercato dei bonds.

Per contrastare la crisi, i tassi sono stati abbattuti, di conseguenza, i rendimenti sono stati compressi, con la logica conseguenza che i prezzi si sono alzati, ed è tutto assolutamente normale. L’anomalia si concretizza nel momento in cui le presunte riprese economiche sbandierate in giro e in tutte le lingue, anelando a spinte inflazionistiche necessarie e sufficienti a far risalire i rendimenti, non hanno prodotto alcun risultato! Il motivo per cui non è accaduto è piuttosto semplice, non c’è nessuna ripresa da nessuna parte, e infatti i commercianti (chi meglio di loro ha il polso della situazione) ha "fischiato" l'ottimismo del governo!

Allora è stato necessario ricercare il “rendimento” a tutti i costi concentrando i propri investimenti su scadenze più lunghe, scelta naturale anche questa; tuttavia in troppi non riescono a comprendere che allungare la scadenza aumenta il rischio dell’investimento.

Spieghiamo meglio: il rischio nel mercato obbligazionario è nella solvibilità dell’emittente. Se investiamo in un’obbligazione con scadenza breve, allontaniamo il rischio legato alla solvibilità dell’emittente, si chiama “rischio temporale”. Abbiamo certezza che l'azienda "X" nel breve non potrà fallire, ma la certezza viene meno se ci poniamo la stessa domanda spostandola a una scadenza temporale di trent’anni.

L’obiezione potrebbe essere che se vedo andare male le cose ho tutti il tempo di vendere le obbligazioni limitando eventuali perdite; tutto assolutamente vero a condizione che nello stesso mercato ci sia un folle disposto a comprarsi quello che un altro cerca di “svendere” velocemente.

Chiariamo un concetto: i “mercati” conoscono perfettamente quali sono i rischi delle varie asset class, e qui si evidenzia la differenza fra il professionista, e il “risparmiatore fai da te” spesso il risparmiatore “hobbysta” sottovaluta che i rischi “partono” sotto forma di opportunità, per trasformarsi nel tempo in vere e proprie trappole necessarie per raccogliere il numero maggiore di “sprovveduti” allo scopo di remunerare adeguatamente i pochi “professionisti” che operano sui mercati. In questo modo si creano anche le famose “bolle”.

A questo punto facendo il “calcolo della serva” qualcuno ha mai spiegato al risparmiatore con chiarezza che acquistando un’obbligazione a scadenza decennale, considerando che i tassi attuali sono a zero, qualora il rendimento salisse di 1% la sua perdita in conto capitale sarebbe del 10%? E qualcuno spiega allo stesso risparmiatore che se la scadenza fosse a trent’anni (stesse condizioni) la sua perdita in conto capitale sarebbe del 30%?

Basta guardare le quotazioni e si nota che il “mercato” non ha prezzato correttamente le scadenze lunghe, e non è accaduto per una “svista” ma per una scientifica scelta di non mettere in guardia i risparmiatori! L’imputato in questo caso potrebbe essere chiunque, ma soprattutto è il risparmiatore che non s’informa correttamente sul funzionamento di certe dinamiche, e non considera che gli intermediari antepongono il profitto alla tutela del proprio cliente (non biasimiamo il risparmiatore e neanche l’intermediario).

La dinamica che innesca quest’anomalia è attivata dal fatto che ai gestori continuano ad arrivare dei soldi da investire, e non possono fare altro che comprare, e comprano quello che c’è!

Attenzione dunque alle lunghe scadenze, e se il rendimento di bonds a breve scadenza è pari a zero (a volte negativo) questo è strettamente legato al rapporto col rischio (rischio/rendimento). La differenza la fa il “professionista” che magari ha consigliato a un risparmiatore de area euro di comprare obbligazioni svizzere a rendimento zero a gennaio facendo guadagnare al suo cliente il 15% solo con l’effetto cambio!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]