Francesco e le fedi: in Kazakhstan il V Forum mondiale dei leader religiosi

09 giugno 2015, intelligo
Francesco e le fedi: in Kazakhstan il V Forum mondiale dei leader religiosi
di Andrea Marcigliano

Vi era un chiaro messaggio nel discorso tenuto da Papa Francesco a Sarajevo: la religione, o meglio le religioni non possono essere causa e/o strumento di conflitto, ma fungere, all’opposto, da veicoli di dialogo e di mediazione, per stemperare le tensioni e soffocare i focolai di guerra. 

Un discorso tanto più significativo perché pronunciato nella città europea che più di ogni altra ha conosciuto, in anni recenti, una vera e propria “guerra di religione”, dove musulmani e cristiani ortodossi si sono scontrati con un durezza – e con una crudeltà – tale da far impallidire il ricordo delle ormai leggendarie Crociate e addirittura quello del sanguinoso conflitti seicentesco fra Cattolici e Protestanti. 

Una città, Sarajevo, dove ancora il fuoco dell’odio e della guerra cova sotto la cenere; fuoco, anzi fuochi che potrebbero presto tornare ad incendiare gli interi Balcani, come dimostrano i recenti eventi in Macedonia. Per altro guerre che vedono le religioni strumentalizzate a fini ideologici di parte segnano un po’ tutta la grande mappa della geopolitica contemporanea. 

In Medio Oriente, nella Penisola Arabica, nel Maghreb, nell’Africa sub-sahariana innanzitutto, dove l’avanzata dello Stato Islamico – e di organizzazioni jihadiste consimili e collegate come Boko Haram – ha il connotato di un vero e proprio conflitto religioso e non solo fra l’islamismo radicale e l’Occidente, ma anche, anzi forse ancor prima fra questo – che della fede del Profeta ha fatto rigida e settaria ideologia – e tutte le altre “confessioni” musulmane. In primis gli sciiti, capeggiati da Teheran, con i quali sembra essersi riaccesa una vera e propria moderna edizione della Fitna, lo scontro che sin dalla morte del Profeta li ha storicamente contrapposti ai Sunniti. 

E poi anche internamente alla stessa Umma, la comunità sunnita, dove i jihadisti attaccano sistematicamente e massacrano tutti quelli che aderiscono a diverse – e certo più spirituali – interpretazioni della dottrina islamica. Per altro, le religioni sono cause o strumenti di conflitto anche altrove. In India, ad esempio, dove i nazionalisti usano la fede Induista come bandiera per dar voce alla loro xenofobia, all’odio contro le minoranze, i cristiani, gli islamici, i sikh…

E se vogliamo persino nella “vicina” Ucraina la lotta fra Kiev e i ribelli filo-russi del Donbas si va sempre più nutrendo e colorando di connotati “religiosi”: da un lato gli ucraini greco-cattolici, dall’altro i russi ortodossi. E non a caso, appunto, a Sarajevo il Pontefice ha da un lato denunciato chi delle fedi – di tutte le fedi – fa strumento per lotte politiche ed economiche, dall’altro ha invitato tutte le Religioni, e quindi i loro leader e rappresentanti, al dialogo. A divenire, tutti insieme, “costruttori di pace”, e non pedine di guerre e di interessi contrapposti.

Un appello che trova straordinaria e significativa consonanza in un avvenimento che si terrà, proprio in questi giorni fra il 10 e l’11 Giugno, ad Astana, capitale del Kazakhstan: il V Forum mondiale dei leader religiosi. Un incontro al più alto livello fra esponenti delle diverse Religioni universali e tradizionali, che vede la partecipazione di oltre 500 delegati provenienti da ogni dove. E tra loro il Presidente del Pontificio Istituto per il Dialogo Interreligioso, il Cardinale Jean-Lousi Tauran – inviato personale di Papa Francesco – il Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica Iyad Madani, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, il Segretario Generale dell’Osce Lamberto Zannier, il re di Giordania – e diretto discendente del Profeta – Abdullah II, il Presidente della Finlandia Sauli Niinisto, quello dell’Etiopia Mulatu Teshome… e l’elenco potrebbe continuare. 

Si tratta del quinto incontro, prodotto da un’idea del Presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev che varò l’iniziativa già nel 2003 quando, all’indomani degli attentati alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono – e ai conflitti che ne seguirono in Afghanistan prima, in Iraq poi – si cominciò a comprendere come le diversità religiose rischiassero di divenire strumenti nelle mani di coloro che volevano fomentare guerre e rivolgimenti per servire a ben altri interessi. Insomma quando, agli inizi di questo millennio, le forme radicali delle Religioni cominciarono a surrogare le vecchie ideologie politiche che avevano insanguinato il ‘900.  Di qui l’idea di riunire, periodicamente, rappresentanti delle diverse fedi per dar vita ad un dialogo atto a depotenziare questa minaccia e capace di controbattere e neutralizzare coloro che della religione vogliono farsi arma strumentalizzandola ai propri fini e fomentando forme di fanatismo di massa.

Iniziativa che ricorda quella voluta ad Assisi da Papa Giovanni Paolo, e che trova nel Kazakhstan un ospite ideale, visto che la giovane Repubblica centro-asiatica si è trovata – dopo l’implosione dell’URSS – ad affrontare il problema della compresenza di circa 37 religioni diverse, per di più innervate su un mosaico di oltre 130 gruppi etnico-linguistici. Una situazione che avrebbe facilmente potuto degenerare in una vera e propria “guerra di tutti contro tutti”, che fu però evitata dalla saggezza di una Costituzione fondata sul principio della tolleranza reciproca e della coesistenza tra le diversità, favorendo lo sviluppo sociale ed economico del paese – oggi il più ricco e stabile della regione – e la nascita di una nuova identità nazionale. Identità costruita, appunto, sul pluralismo religioso e culturale.

Il Forum di quest’anno, che prevede diversi panel – sulla “responsabilità dei leader religiosi e politici verso l’Umanità”, su “religione e politica”, sulla “influenza delle Religioni sui giovani, la cultura, i media, l’istruzione” – prevede anche l’adozione finale di un comune Documento, che assumerà particolare valore in tutti i consessi internazionali. E che risponde, in fondo, alla domanda che lo stesso Papa Francesco ha posto al mondo da Sarajevo, nell’imminenza di quello che per la Cattolicità sarà il Giubileo della Misericordia.

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]