La legge Severino è da rottamare per il caso De Luca?

09 giugno 2015, Americo Mascarucci
La legge Severino dunque è da rottamare? Il caso De Luca ha riacceso il dibattito intorno alla contestata legge i cui aspetti negativi sembrano ormai aver preso il sopravvento su quelli positivi. 

Pensata per assicurare legalità nella pubblica amministrazione ha finito con il rivelarsi una mannaia per tanti amministratori, piccoli o grandi, che si sono trovati al dentro di vicende giudiziarie. Basta una condanna di primo grado per reati contro la pubblica amministrazione per essere sospesi dall’incarico per diciotto mesi ed essere magari reintegrati nel momento in cui un giudizio d’appello dovesse ribaltare il pronunciamento precedente. 

La legge Severino è da rottamare per il caso De Luca?

Appena la legge è entrata in vigore e sono arrivati i primi provvedimenti contro sindaci e presidenti di provincia, magari condannati anche solo per abuso d’ufficio reato in cui i pubblici amministratori spesso incorrono con estrema facilità, subito da più parti sono state sollevate obiezioni; è giusto sospendere dalla carica un sindaco eletto dai cittadini per una condanna non definitiva? Non esiste in Italia la presunzione d’innocenza? Il caso De Magistris da questo punto di vista è emblematico.

Il sindaco di Napoli condannato in primo grado per abuso d’ufficio si è visto sospendere dal Prefetto in base alla Severino. Il Tribunale Amministrativo regionale però lo ha reintegrato rinviando gli atti alla Corte Costituzionale con la richiesta di pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale degli articoli che riguardano proprio i provvedimenti da adottare nei confronti degli amministratori condannati in primo grado. Adesso al centro delle cronache c’è il caso De Luca. Il neo presidente della Regione Campania esponente del Partito Democratico vicino al premier Matteo Renzi si è potuto candidare ed è stato eletto sconfiggendo il governatore uscente di centrodestra Stefano Caldoro. In base alla Severino dovrebbe essere sospeso essendo stato condannato in primo grado ad un anno di reclusione e ad un anno di interdizione dai pubblici uffici per abuso d’ufficio per la vicenda del termovalorizzatore di Salerno.

Il Movimento 5stelle aveva presentato ricorso al Tar per bloccarne la candidatura ma i giudici amministrativi lo hanno respinto concedendo quindi semaforo verde all’esponente Pd. Prima contraddizione; che senso ha consentire ad una persona condannata in primo grado di candidarsi ed essere eletta se poi una volta eletto in linea teorica dovrebbe essere sospesa? Il neo governatore ha annunciato che qualora dovesse essere raggiunto da un provvedimento di sospensione dall’incarico ricorrerà al Tar come ha fatto De Magistris con le sue stesse motivazioni e siccome il Tar chiamato a pronunciarsi è lo stesso che ha reintegrato il sindaco di Napoli, difficile credere che per De Luca possa essere applicato un principio differente ed opposto. 

Per il presidente della Campania la legge Severino è giusta nell’impianto generale ma anticostituzionale nella parte appunto che riguarda il mandato degli amministratori condannati. Anche perché, fanno notare da più parti, mentre nei confronti di un sindaco o presidente di regione la sospensione scatta immediatamente dopo la condanna di primo grado, per i parlamentari invece è necessario attendere che la sentenza diventi definitiva come avvenuto per Silvio Berlusconi. Per i parlamentari “nominati” dunque garantismo a 360 gradi e per gli amministratori del territorio eletti dai cittadini nessuna presunzione d’innocenza? Il premier Renzi teme che cambiare oggi la Severino possa essere interpretato come un tentativo di imporre leggi “ad personam” una sorta di legge “salva De Luca”. Sarebbe difficile per un Pd che ha fatto quadrato contro i tentativi di modifica della Severino promossi dal centrodestra per impedire la decadenza di Berlusconi da parlamentare, giustificare provvedimenti che comunque la si pensi potrebbero apparire ritagliati su misura per qualcuno. 

Però sta di fatto che una certa chiarezza nel quadro normativo va fatta anche per evitare che poi la questione passi nella mani dei giudici che spesso si pronunciano in maniera differente interpretando la legge in modo diverso dagli altri dando l’impressione che le norme possano essere adattate a seconda dei casi o delle persone.

Insomma De Luca o non De Luca l’auspicato “tagliando” della legge non è forse il caso di farlo?
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