Tsipras-Merkel: nel braccio di ferro ha già vinto Angela

09 giugno 2015, Luca Lippi
Tsipras-Merkel: nel braccio di ferro ha già vinto Angela
Scattiamo una fotografia istantanea per cristallizzare la situazione greca senza farci obnubilare oltre, con la continua girandola di notizie che riempie le colonne dei giornali.

Il gioco è porre l’opinione pubblica nella situazione di dovere scegliere se sostenere le sorti della Troika (FMI, Bce, Ue), oppure impugnare la bandiera di Tsipras; per semplificare ulteriormente, la scelta è fra la politica di austerità imposta dalla Troika e benedetta dalla Germania della signora Angela Merkel, oppure la politica anti rigore di Tsipras.

TSIPRAS: vince le elezioni e le Borse accolgono il risultato con ribassi da record, questo è già sufficiente per individuare il regista vero in tutta questa “storia”, cioè la finanza. La finanza tramite le Borse ha lanciato un messaggio chiaro ai Paesi dell’Eurozona con un debito sovrano elevato (primo fra tutti l’Italia) ma nell’immediato al popolo greco. Il messaggio alla Grecia è di fare attenzione a invocare l’uscita dall’Euro che comporterebbe la vanificazione di anni di sacrifici; per l’Italia il messaggio è di smettere di invocare flessibilità.

Una precisazione, non facciamo la fronda a Tsipras, se fosse stato eletto un altro personaggio di diverso “colore politico”, la situazione sarebbe stata la medesima. Il dilemma è se stare dalla parte della finanza oppure all’interno delle regole di una Democrazia matura.

LE CONDIZIONI: le minacce si fanno sempre più pressanti, e Tsipras si trova costretto a dover esaminare faldoni pieni di “ordini” da eseguire che contrastano con la sua politica e il suo impegno elettorale. Invero Tsipras, sorprendentemente sta rispettando queste regole, semplicemente si oppone riguardo al taglio delle pensioni, è consapevole di non potere fare altro, ma almeno il capitolo di tutela delle pensioni deve lasciarglielo per non essere totalmente delegittimato dal suo popolo.

E allora qual è il punto visto che Tsipras, tutto sommato, è stato piegato? Dobbiamo tornare al 2007, anno d’inizio della crisi (mutui subprime e derivati) perpetrati da banche “too big to fail” (troppo grandi perché falliscano), ma soprattutto “too big to jail” (troppo grandi per rischiare il tribunale); in buona sostanza questi signori hanno convinto la classe dirigente mondiale che per il buon andamento dell’economia la loro funzione è essenziale, a qualunque costo. Nello specifico, nell’Eurozona sono riusciti a convincere i “parrucconi” dell’Europa Unita a socializzare le perdite finanziarie delle grandi banche attraverso la crisi dei debiti sovrani provocata artificialmente, il metodo è ovviamente quello di promuovere politiche di austerità.

In “soldoni” la crisi è tutta qui, e in versione micro (per la Grecia) è la stessa cosa. La Troika interviene per salvare colossi bancari tedeschi e francesi usando tasse dei Paesi sovrani facendole confluire nel Fondo Salva Stati (ESM). I Paesi più deboli e indebitati, anche per alimentare questo fondo, si sono dovuti svenare e assoggettare a una feroce politica di austerità, che in Europa ha provocato 25 milioni di disoccupati, mentre i signori della finanza non hanno pagato nulla.

LA VERA PARTITA: la Grecia è rimasta schiacciata in questo meccanismo e ha fatto da “cavia” (purtroppo per loro) già in un nostro vecchio articolo lo abbiamo evidenziato, (dati Banca dei regolamenti internazionali) nel 2009 le banche tedesche avevano accumulato esposizioni rischiose verso i Paesi periferici dell'Eurozona (Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna) per 704 miliardi di dollari, somma superiore al loro capitale sociale. Grazie ai successivi piani di salvataggio europei, le banche tedesche hanno potuto recuperare metà dei crediti a rischio (353 miliardi), gran parte dei quali proprio dalla Grecia, il tutto in soli tre anni (dal 2009 al 2011). 

Sempre secondo la Bri, dal 2009 la Grecia ha ottenuto 340 miliardi di prestiti ufficiali per ricapitalizzare le banche, restituire i prestiti stranieri, e aiutare il governo a sopravvivere. Ma solo 15 miliardi di questi aiuti sono stati sborsati dalla Germania, che di fatto è riuscita a mettere in sicurezza i conti dei suoi “finanzieri”, facendone pagare il conto alla Grecia e agli altri Paesi dell'Eurozona, Italia compresa.

L’ammorbidimento di Angela Merkel nei confronti della questione Grexit è piuttosto emblematico: alla Germania quasi non interessa se la Grecia rimane o meno nell’Euro, la Germania ha già vinto la partita avendo fatto recuperare il denaro alla “sua finanza”, ovviamente a perdere è stata la Democrazia. Ormai nella partita rimane la parvenza dell’UE e della sua particolarissima concezione di Democrazia, a tremare non è la finanza, ma la struttura che ne copra le fattezze.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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