20 giugno in piazza, De Mattei: "Un funerale, se rinunceranno a fare i nomi dei nemici della famiglia"

09 giugno 2015, Marta Moriconi
Il 20 giugno c'è la manifestazione apartitica e aconfessionale in piazza San Giovanni in Laterano organizzata dal Comitato "Difendiamo i nostri figli".
20 giugno in piazza, De Mattei: 'Un funerale, se rinunceranno a fare i nomi dei nemici della famiglia'
Ma l'iniziativa non piace al Professore Roberto De Mattei che ha esposto le sue critiche e riflessioni intervenendo anche in maniera decisa attraverso la sua agenzia di stampa, Corrispondenza Romana. 
Ieri alla manifestazione che si terrà dalle 15,30 c'erano alcuni aderenti al Comitato provenienti da diverse associazioni come Simone Pillon, Gianfranco Amato, Giusy D'Amico, Tony Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo. 

Tutti orgogliosi di esserci, ma per lo storico sarà "il funerale dell’associazionismo cattolico". Perché? Gliel'abbiamo chiesto. 

Professore, ci è parso di capire da un suo intervento sull'agenzia Corrispondenza Romana,  che non è d'accordo con l'impostazione della manifestazione del 20 giugno in piazza San Giovanni in Laterano organizzata dal Comitato "Difendiamo i nostri figli". Non è un Family Day, non è contro il Ddl Cirinnà, cos'è allora per lei? 

"La convocazione di una manifestazione a piazza San Giovanni, con meno di un mese di anticipo, mi sembra un passo molto arrischiato, tenendo conto che anche i partiti politici e i sindacati hanno rinunciato da tempo a questa piazza, considerandola troppo impegnativa. Il Family Day del 2007 fu un grande successo perché era promosso da una larga rappresentazione di associazioni cattoliche, con l’appoggio della Conferenza Episcopale. C’era inoltre un obiettivo preciso: quello di contrastare la legge sui DICO, proposta dal governo Prodi, che di fatto non venne mai approvata. Questa volta, nella conferenza stampa dell’8 giugno, il  portavoce della manifestazione ha affermato che essa non è contro il decreto di legge Cirinnà, né contro le unioni omosessuali, e ha dichiarato che non si sa ancora chi parlerà dal palco (e dunque che cosa si dirà). Ma la decisione così affrettata di anticipare a giugno una manifestazione che si sarebbe potuto svolgere con molta più calma a ottobre non nasceva proprio dall’emergenza del ddl Cirinnà, in discussione in questi giorni al Senato? E in che misura si può parlare di rappresentatività del mondo cattolico se manca perfino un elenco delle associazioni che hanno aderito? Sono state davvero consultate tutte? A me risulta ad esempio che nessun contatto sia stato preso con gli organizzatori della Marcia per la Vita, che pure sono quelli che hanno la maggiore esperienza sul campo. Dunque sono io che chiedo chiarimenti: "Non è un Family Day, non è contro il Ddl Cirinnà, cos'è allora? 

Cosa non le piace della strategia "minimalista" del segretario della Cei Galantino? Perchè sarà il funerale dell'associazionismo cattolico? 

La manifestazione rischia di essere il funerale dell’associazionismo cattolico, o almeno di un certo associazionismo, non solo se mancherà al suo obiettivo, che è quello di riempire piazza San Giovanni, ma soprattutto se rinunzierà a individuare per nome e cognome i nemici delle famiglia, fuori e dentro il Parlamento italiano, a cominciare dal presidente del Consiglio Renzi, e da quei parlamentari cattolici, di qualsiasi partito,  che  non prendano apertamente le distanze dal progetto di legalizzazione delle unioni omosessuali. Oggi chi si dice cattolico non può limitarsi a riproporre timidamente la famiglia naturale, in nome della Costituzione italiana: deve ricordare l’esistenza di una legge divina e naturale e proclamare ad alta voce che l’omosessualità è un grave disordine morale e che il riconoscimento giuridico di questo peccato è un’apostasia pubblica”. 

La battaglia contro il ddl Cirinnà dovrebbe essere messa al centro dell'iniziativa del 20? Quale trappola si nasconde dietro questo tentativo di normare le unioni civili? 

“La  Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) imporrà all’Italia, Paese che ha ratificato la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, di introdurre nella legislazione le adozioni omosessuali, perché altrimenti, esisterebbe una “disparità di trattamento”, e quindi una discriminazione illecita, fra coppie omosessuali e coppie eterosessuali unite civilmente. Grazie al ddl Cirinnà  le adozioni saranno dai giudici sulla base della giurisprudenza europea. Ma l’origine di questo catastrofico itinerario sta nel riconoscere l’esistenza di diritti agli omosessuali in quanto tali. E’ questa la grave pecca della lettera promossa dal sociologo Massimo Introvigne e dal magistrato Alfredo Mantovano, e sottoscritta da 58 intellettuali, in cui si invitano i parlamentari italiani a “riconoscere i diritti e i doveri dei conviventi omosessuali” (sia pure senza usare l'espressione “unioni civili” e “ matrimonio”).
 
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