Niente obbligo di reperibilità per terapie salvavita: ma Inps continuerà a vigilare

09 giugno 2016 ore 10:02, Americo Mascarucci
Per le terapie salvavita, niente più obbligo di reperibilità. Lo ha stabilito l' Inps con la circolare 95/2016 pubblicata pochi giorni fa indicando le fasi in cui scatta l’esenzione dai periodi di reperibilità.
A seguito di quanto previsto dal Jobs act, l’Inps ha specificato le situazioni in cui scatta l’esenzione dai periodi di reperibilità (dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 19) per i lavoratori in malattia del settore privato. 
In base all'articolo 25 del Dlgs 151/2015 e al decreto del ministero del Lavoro dell’11 gennaio 2016, l’esenzione scatta a fronte di un’assenza connessa con patologie gravi che richiedono terapie salvavita, oppure stati patologici correlati a situazioni di invalidità (sedentari e invalidi prima del tempo) riconosciuta in misura pari o superiore al 67 per cento. 
In ogni caso, l’esonero dall'obbligo di reperibilità alla visita fiscale per i lavoratori affetti da grave malattia non esclude i controlli dell’Inps. Sull'istituto, infatti, permane il "potere-dovere" di accertare la correttezza, formale e sostanziale, della certificazione medica e la congruità della prognosi. E questo perché la norma non fa scattare un’astratta previsione di esonero per tutti i lavoratori che si trovino in tale situazione, ma richiede comunque che le motivazioni dell’assenza siano concretamente dimostrate.

Niente obbligo di reperibilità per terapie salvavita: ma Inps continuerà a vigilare
La gravità della patologia e il ricorso a terapie salvavita costituiscono il presupposto per l'applicazione della norma contrattuale e pertanto devono essere debitamente documentati.
La circolare ricorda che i medici del servizio sanitario nazionale o convenzionati, che redigono i certificati di malattia, agiscono in qualità di pubblici ufficiali e sono tenuti, pertanto, ad attestare la veridicità dei fatti nonché delle dichiarazioni ricevute senza ometterle né alterarle, pena responsabilità amministrative e penali. 
La procedura è attivata a domanda del lavoratore, inoltrata all'amministrazione di appartenenza, allegando adeguata certificazione medica di struttura sanitaria pubblica o accreditata, verificata dal Servizio di Medicina Legale ASL qualora richiesto dalla stessa amministrazione, in cui deve essere espressamente attestato: 1. l'esistenza di patologia grave che richiede terapia salvavita o ad essa assimilabile; 2. la delimitazione del preciso periodo temporale del trattamento terapeutico e degli effetti collaterali diretti dello stesso.

 
 

 

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