Superindice Ocse: Leading indicator fermo in Europa mentre l’Italia rallenta

09 giugno 2016 ore 23:16, Luca Lippi
Dall’Ocse ci arriva una conferma (anche se come al solito molto più edulcorata) degli ultimi dati macro sull’economia dei Paesi area Ue e più in generale “globale”.
La crescita economica si conferma modesta nei paesi Ocse, a fronte del consolidamento del ritmo della ripresa nell'Eurozona e degli Stati Uniti e del rallentamento riportato dal Regno Unito, forse anche in vista di una possibile Brexit. La conferma di questa tendenza arriva dal leading indicator dell'area Ocse, che si conferma ad aprile a 99,6 punti, come nel mese di marzo, mentre quello dell'Eurozona resta fermo a 100,4 punti.
Ricordiamo che il Leading indicator è un termine inglese che rappresenta tutti quei tipi di indicatori economici che vengono usati per predire l'evoluzione del ciclo economico. 
In Germania il superindice si conferma a 99,8 punti ed in Francia a 100,7, mentre in Italia cala di un decimo di punto a 100,5. L'indicatore economico anticipatore ha segnalato anche una stabilizzazione negli Stati Uniti (98,9) e Giappone (99,6), mentre segnala un lieve peggioramento in Gran Bretagna (99,1). Il leading indicator del G7 quindi resta stabile a 99,4 punti.

Superindice Ocse: Leading indicator fermo in Europa mentre l’Italia rallenta

In buona sostanza, sembrerebbe un “nessuna nuova, buona nuova”, ma riprendiamo un report che corrisponde all’ultima “sortita” dell’Ocse (18 febbraio 2016) così come la riportava l’Ansa “L’Ocse rivede al ribasso le sue stime per il Pil italiano per il 2016, prevedendo una crescita all’1%, 0,4 punti percentuali in meno rispetto all’outlook di novembre. Confermata invece la stima di +1,4% per il 2017. Crescita mondiale delude, stima 2016 ridotta a 3% – Visti i “dati recenti deludenti”, l’Ocse rivede al ribasso le stime per la crescita mondiale al 3% per il 2016 e 3,3% per il 2017, 0,3 punti in meno dell’outlook di novembre. Ritocco negativo anche per le stime dell’eurozona, a 1,4% e 1,7%, rispettivamente 0,4 e 0,2 punti in meno”.
Per quanto l’Ocse cerchi in ogni modo di non seminare il panico, siamo evidentemente in una situazione globale di “nanocrescita” che come tutte le cose “nano” producono “nanorisultati” mente necessitiamo di forti spinte per riavviare il motore della crescita non solamente in Italia. Che si voglia mettere sul banco degli imputati il Brexit è una pratica ormai troppo vecchia perché sia credibile. Tanto è vero se consideriamo gli strali per impaurire i britannici a poche ore dalla scelta se rimanere o uscire dall’Ue. Se uscire procura danno alla Gran Bretagna, significa che l’Ue ci guadagna, o viceversa, non ha senso continuare a dire che sia un danno per tutti e due, e soprattutto per l’economia mondiale…ma nei confronti di chi? 

autore / Luca Lippi
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