Mario Draghi si scopre demografo

09 giugno 2016 ore 12:40, intelligo
di Alessandro Corneli

Buona parte dell’economia matematica, che grazie ai computer e agli algoritmi si è impadronita della finanza, ha le sue origini negli studiosi di statistica, tra cui i demografi, che fondarono questa scienza tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
L’economista Mario Draghi, al vertice della Bce, ha voluto tornare alle origini, cercando un contatto con l’economia reale e scendendo dai grandi numeri della finanza. In un intervento al "Brussels economic forum", ha detto tre cose, in realtà abbastanza scontate: 
- che "la  popolazione in età da lavoro diminuirà gradualmente nella prossima decade"; 
- che la crescita dell'occupazione "inizierà a decelerare in un futuro non distante, nonostante decise riforme";
- che "anche un'immigrazione più elevata del previsto è improbabile che sia in grado di disinnescare il declino della popolazione". 
La prima cosa significa semplicemente che la popolazione europea invecchia a causa del basso tasso di natalità per cui i due estremi, gli under 18 e gli over 65, aumentano, riducendo la fascia della popolazione in età lavorativa.
La seconda cosa significa che la politica dei governi (e perché non anche quella della Bce?) non è in grado di stimolare l’aumento dell’occupazione che, per la prima causa, diminuirà. 
Secondo la teoria economica classica, una contrazione della base lavoratrice dovrebbe fare aumentare i salari. Invece la strada che si sta imboccando è quella di forzare la robotizzazione di quasi tutte le attività produttive. 
Quindi non c’è da attendersi un miglioramento delle retribuzioni, né, conseguentemente, un aumento del gettito dei contributi sociali (i robot non li pagano), ma aumenteranno le spese sociali, mediche in testa, cui si farà fronte con robot-infermieri, robot-assistenti e simili e, naturalmente, più tasse sul segmento dei lavoratori in contrazione.
La terza cosa è la più interessante. Non basterà un’immigrazione massiccia a fermare il declino della popolazione europea, ma il fenomeno, che Draghi non considera negativo, ha un risvolto importante: nel breve termine, fornirà mano d’opera a basso, anzi a bassissimo costo, come rivelano inchieste giornalistiche sull'utilizzazione, al limite dello schiavismo, di masse di migrati che vivono in veri e propri campi di concentramento e vengono assunti a giornata dai nuovi “caporali”.  
Proprio su questi migranti Draghi sembra puntare, affermando che  "le politiche possono temperare questi effetti  [delle tre cose sopra indicate - ndr] attraverso l'integrazione dei migranti", ma – aggiunge – bisogna anche "aumentare la produttività". Cosa che sta avvenendo con lo sfruttamento massiccio in atto e in espansione. 

Mario Draghi si scopre demografo
Sommando gli effetti di questa "visione" economica e sociale, lo scenario che si delinea è tutt'altro che ottimistico: meno posti di lavoro e meno retribuiti per tutti; quindi meno consumi e stagnazione o arretramento del livello di vita; creazione di un sottoproletariato di immigrati, ghettizzato, sfruttato, emarginato da cui ci si attende un aumento della produttività, che in realtà viene affidato alla robotizzazione diffusa; conti pubblici – nella maggioranza dei casi – irrimediabilmente compromessi; condizioni generali di vita in continuo declino (un dato statistico di oggi: 11 milioni di italiani rinunziano in tutto o in parte alle cure mediche); degrado ambientale inevitabile; mancanza di fondi per la tutela del patrimonio artistico e culturale. 
In poche parole: la Bce si è del tutto convertita al darwinismo sociale. 

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