Negazionismo, Di Giorgi (Pd): “Una legge di civiltà. I crimini comunisti non sono stati genocidio"

09 giugno 2016 ore 12:49, Lucia Bigozzi
“Una legge di civiltà. No a strumentalizzazioni di qualsiasi tipo”. Netto il commento della senatrice Rosa Maria Di Giorgi sul ddl che punisce col carcere il negazionismo della Shoah, approvato dal parlamento in via definitiva. Nella conversazione con Intelligonews mette in chiaro i confini entro i quali si muove la norma che introduce una nuova tipologia di reato.  

Come valuta la nuova norma sul negazionismo? 

"Una legge di civiltà, è giusto che l’Italia si sia allineata agli altri Paesi che ben prima avevano riconosciuto questo reato; quindi il massimo del compiacimento per essere finalmente nella prospettiva del riconoscimento della tragedia vissuta da quella generazione. Ma c’è anche un altro elemento…".

Negazionismo, Di Giorgi (Pd): “Una legge di civiltà. I crimini comunisti non sono stati genocidio'
Quale?

"E’ quello del valore educativo. Io spero che gli insegnanti presentino e discutano nelle classi di questa importante norma perché bisogna che non dimentichi mai ciò che è successo, bisogna che non ci sia leggerezza nei comportamenti e che si sappia che rispetto comportamenti che sono nell'ottica del negazionismo, esiste anche in Italia una norma che punisce in modo adeguato".

Applicando la stessa logica questa tipologia di reato potrebbe essere estesa a chi nega i crimini compiuti dal comunismo?

"Beh, diciamo che si può parlare di crimini che negli anni purtroppo si sono ripetuti; pensiamo alla grande decisione presa dal parlamento tedesco in questi giorni: anche lì era un fatto assoluto di negazionismo sul genocidio dei curdi e anche in quel caso c’è stata una presa di posizione importante. Sicuramente per quanto riguarda il comunismo non si trattò, allora, di genocidio quindi cerchiamo di non essere strumentali: ci sono stati episodi intollerabili in quella fase, però qui si tratta di una condizione diversa. Ciò che è successo nei confronti degli ebrei, mi pare sia qualcosa di enorme per l’umanità. Quando si parla di genocidio si parla di una cosa precisa ed è giusto che l’idea  del genocidio sia ben definita; nel reato che abbiamo istituito se ne parla con estrema precisione e si danno anche i limiti necessari". 

E’ innegabile che questo tema apra un dibattito: cosa risponde a chi sostiene che questa legge si muove sul terreno border line del reato di opinione? C’è una griglia di reati che si può proporre? Ad esempio c’è chi considera l’aborto un crimine contro l’umanità. 

"Credo che si debba rifuggire dalle strumentalizzazioni di qualsiasi tipo. Qui si parla di una cosa specifica: si parla di decenni di discussioni rispetto a un tema delicato ma anche fortemente riconosciuto storicamente; allora parliamo di questo e cerchiamo di non mettere dentro altre situazioni e altre questioni che rispetto al tema specifico non c’entrano niente. Non si tratta di confondersi con il reato di opinione, rispetto al quale mai in una democrazia si dovrebbe parlare; qui si tratta di un reato preciso, che è stato indicato con chiarezza nella legge perché abbiamo discusso molto e scelto ogni sillaba di ciò che scrivevamo. Credo quindi che il risultato sia molto chiaro e che i confini siano anche molto ben definiti". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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