Padre Elia Giacobbe: "Cosa vuol dire essere figli di Dio. Il caso non spiega la perfezione del creato"

09 giugno 2016 ore 13:14, intelligo
di Padre Elia Giacobbe

Figli di Dio o figli del Caso

«Credo che l’universo sia stato creato da un’Intelligenza infinita e che le sue intricate leggi manifestino ciò che gli scienziati hanno chiamato la Mente di Dio. Ritengo che la vita e la riproduzione abbiano origine da una Fonte divina»  (A. Flew, Dio esiste. Come l’ateo più famoso del mondo ha cambiato idea, Alfa e Omega 2010), ha dichiarato convinto Anthony Flew (1923-2010), il più autorevole filosofo dell’ateismo del XX secolo, approdato al deismo grazie alle osservazioni di Albert Einstein, in un tempo in cui il diktat scientista imponeva di spiegare la creazione con la teoria del big bang e dell’evoluzione, tacendo con violenta malizia che così non si risolve affatto il problema. Si maschera soltanto, in onore di un’ideologia diabolica. Si trattasse soltanto di un protone e di un elettrone, l’uomo deve comunque chiedersi: chi li ha creati con tanta perfezione e con così tante informazioni da spiegare la complessità del creato, costituito da tre mirabili e ricchissimi regni, quello minerale, quello vegetale e quello animale? Possiamo davvero concedere al “caso” la perfezione? E se tutto dipende dal “caso”, perché la scienza progredisce quando giunge dall’osservazione degli effetti alle cause che li determinano? Senza la legge di causa ed effetto la nostra realtà è consegnata all’assurdo. Quando uno viene ricoverato in ospedale, il medico può curarlo solo se riconosce la causa della sua malattia e può liberarlo dal suo dolore solo se ne conosce i meccanismi. Così l’ingegnere può far volare un aereo, solo se conosce le leggi dell’aereodinamica. E così via. È interessante la conclusione di Paul Claudel dopo la lettura di un saggio sulla psicologia delle masse: «La folla è assolutamente incapace di organizzarsi da sola. Se questo è vero per una folla composta di esseri intelligenti, quanto più per una folla di atomi e di molecole! (…). Se non c’è un senso nell'universo, allora non c’è più interesse. Non esiste romanzo senza trama e intrigo. L’incredulo è obbligato a credere sino in fondo a due cose contraddittorie: il caso e la necessità»   (Claudel, in Vittorio Messori, La sfida della fede. Fuori e dentro la Chiesa: la cronaca in una prospettiva cristiana, San Paolo, Cinisiello Balsamo (MI), 1993, 468).

Ma il caso non spiega nulla, tantomeno la perfezione e la complessità del creato. Il neurofisiologo australiano, Eccles John Carew, premio Nobel nel 1963, con Hodgikin e Huxley, per i suoi studi sull'impulso nervoso, continua a provocare con una dimostrazione stringente e irriverente i cervellotici  fautori del “caso” che trovano imbarazzante ammettere Dio: «Un magazzino lungo un chilometro pieno fino al soffitto di pezzi aeronautici; un ciclone che per centomila anni o per cento milioni di anni faccia roteare e scontrare fra loro quei pezzi; quando il vento si placa, dove c’era il deposito c’è una serie di quadrimotori, già con le eliche che girano. Ecco: le probabilità che io, scienziato, do al “caso” sono queste» .

L’evangelista San Giovanni apre il Vangelo presentando la Creazione come opera del Logos, che è insieme l’Unigenito del Padre e la Ragione creatrice che parla e che comunica se stessa, che è senso e che dà senso alle cose che chiama all’esistenza. La creazione è il prodotto della Ragione creatrice, che amore eterno, libertà, senso e origine di ogni cosa. Se non fosse così, all'inizio di tutto ci sarebbe non l’amore creatore di Dio, ma il caos irrazionale e vuoto di senso e di speranza. «L’uomo – scrivevo ne “L’inganno delle ideologie” - incorre in una perversione della percezione quando esalta se stesso, che neanche sarebbe, se Dio non gli avesse dato l’essere, e cessa di rallegrarsi con il Creatore che continuamente lo stupisce, facendogli scoprire nel creato qualcuna delle sue innumerevoli perfezioni, perché comprenda che egli non è un prodotto inutile della cecità del Caso, destinato a ritornare nel nulla eterno, ma una creatura amata e chiamata a glorificarlo, penetrando anche  le leggi che reggono il cosmo» . Anche da questa certezza nasce la speranza che motiva l’uomo nella ricerca del bene e del vero. Spes, speranza viene da piede. Essa infatti muove l’uomo. Al contrario, «essere disperati è come tagliarsi un piede e non potersi muovere» (M. Cacciari) . Perché infatti dovrebbe impegnarsi per il Bene, resistendo alla tentazione del potere e del piacere, chi vive senz’altra prospettiva che quella di una vita terrena insensata. Il progresso è indissolubilmente legato alla speranza che deriva dalla fede in Dio. «La speranza – ha detto Sant’Agostino (354 – 430) - ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per come stanno le cose, il coraggio per cambiarle».

Dobbiamo dire francamente che gli atei hanno fatto dell’ateismo una vera religione, con dogmi più ferrei dei nostri, che emargina e aggredisce chiunque osa metterla in discussione. «Se Dio esiste, l’uomo è nulla», è il suo slogan. «Tutte le religioni del mondo sono al contempo false e dannose», ha scritto quel viscerale assertore dell’ateismo che risponde al nome di Bertrand Russell. Quest’inglese autore del pamphlet “Why I am not a Christian”, perché non sono cristiano, spiega così le ragioni del suo ateismo: «Quando ero giovane e ancora sotto l’influsso della fede, ammisi per molto tempo il principio della Causa Prima. Un giorno, però leggendo l’autobiografia di John Stuart Mill, trovai questa frase: “Mio padre mi insegnò che la domanda: Chi mi creò? non può avere risposta, perché suggerisce immediatamente un’altra domanda: Chi creò Dio?” Compresi allora quanto fosse errato l’argomento della Causa Prima. Se tutto deve avere una Causa, anche Dio deve averla». 

Se Bertrand Russell avesse riflettuto di più o soltanto avesse letto Aristotele o san Tommaso, avrebbe compreso con più facilità che Dio è la «Causa in Sé», è Colui che «ha in Se stesso la Sua Causa»  e che Egli è l’origine di tutto. Come dar torto al grande scrittore ebreo polacco Singer Bashevis Isaac: «Sono molti i pensatori che hanno attribuito al cieco meccanismo evolutivo molti più miracoli di quanti non ne abbiano attribuiti a Dio tutti i teologi del mondo» .

Per dirla con Jean-Paul Sartre la negazione di Dio non è affatto facile, ma è «un’impresa, lunga, difficile e da ricominciare ogni giorno» .






 

 

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