Gela: Green Refinery di Eni è realtà: “Eni non abbandona questo territorio”

09 giugno 2016 ore 23:15, Luca Lippi
Eni avvia la riconversione degli impianti di Gela. Fermi dal novembre 2014, la raffineria riprende vitalità e riapre le porte alle famiglie in attesa di lavoro completamente rinnovata e riconvertita a attività ecocompatibili.
Salvatore Sardo, responsabile del settore raffinazione e chimica di Eni dichiara alla viglia della riapertura degli impianti: “Al posto della tradizionale e pesante industria fossile stiamo passando a progetti di taglia media ed ecocompatibili. Vogliamo restare su questo territorio ma guardando avanti”.
L’investimento è stato di 2 miliardi e 200 milioni di euro. Così suddivisi nel Programma di Sviluppo Eni: la parte del leone la fanno le attività upstream, cioè esplorazione ed estrazione di idrocarburi come gas e petrolio, con ben 1 miliardo e 800 milioni di euro. Altri 200 milioni di euro saranno destinati al risanamento di aree non più di interesse. E 220 milioni invece per la riconversione vera e propria della raffineria in bioraffineria.

Gela: Green Refinery di Eni è realtà: “Eni non abbandona questo territorio”
Tuttavia i dati vantati dai manager della multinazionale dicono che sul fronte dell'occupazione sono stati avviati 70 cantieri, di cui la metà completati, e nella restante parte dell'anno si prevede di avviarne altri 32. Per quanto riguarda i lavoratori del diretto, gli impegni assunti nel protocollo prevedevano di mantenere a regime 400 dipendenti e ad oggi ne sono presenti 455. Il resto dei dipendenti, oltre 500 persone, sono stati trasferiti altrove. 
Luigi Ciarrocchi, responsabile Eni del Programma Gela si vanta: “Senza ricorrere a un'ora di cassa integrazione, anche se ancano invece riferimenti precisi ai lavoratori dell'indotto. 
A breve poi partirà anche l'impianto per la produzione di idrogeno Steam Reforming, il cuore della raffineria green. Quest'ultimo verrà in un primo momento alimentato con olio di palma raffinato, sfruttando la tecnologia Ecofin di cui Eni è proprietaria, così come avviene a Porto Marghera. 
In un secondo momento la Green Refinery di Gela dovrebbe comunque essere capace di convertire materie prime di seconda generazione (grassi animali e oli di frittura) in green diesel, green GPL e green nafta. Eni ribadisce poi di aver rispettato tutte le iniziative previste nel protocollo d'intesa. Investendo al momento 310 milioni di euro. 
Nell'ambito delle attività upstream (finalizzate all'estrazione di gas naturale in mare), e quindi del progetto offshore ibleo relativo ai campi a gas Argo e Cassiopea, risultano completate le fasi di ingegneria e si resta in attesa dell'esito del ricorso al Consiglio di Stato (previsto per domani) contro il rilascio della concessione promosso dalle associazioni ambientaliste e da quattro Comuni. 
Sulla cosiddetta mobilità green, i tempi non saranno brevi. Medesimo destino per la chimica verde: è stato completato da Versalis lo studio di fattibilità industriale ed avviata la filiera agricola sperimentale del progetto, attraverso il trapianto di 100mila piantine di guayule presso due aziende appartenenti all'Ente di Sviluppo Agricolo (Esa) della Regione Siciliana. Ma i primi risultati non saranno disponibili prima della seconda metà del 2017. Stesso discorso, infine, per le opere di compensazione: 32 milioni di euro che nel protocollo d'intesa erano definiti “un contributo economico da parte di Eni” per interventi da realizzarsi da parte della Regione e del Comune. 
Al momento è stata realizzata una mostra museale e sono stati sottoscritti tre accordi attuativi che prevedono il dragaggio del porto e la trasformazione di un'ex casa albergo a Macchitella (il quartiere di Gela fatto costruire dall'Eni). 

autore / Luca Lippi
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