S-ballottaggi, Castelli (Fi): “Colpa degli eccessi di Renzi. Lega-5S senza futuro. Cdl 2.0 senza Silvio"

09 giugno 2016 ore 16:15, Lucia Bigozzi
Le strane alchimie dei ballottaggi sono il frutto degli  “eccessi caratteriali del premier che caricano il secondo turno elettorale di significati simbolici”. Così Guido Castelli, sindaco forzista di Ascoli Piceno, che con Intelligonews ragiona sulle insolite convergenze da Salvini a Grillo passando da Parisi a Milano. Su Roma non ha dubbi: “Tafazzismo, è stato un errore e lo ha compiuto anche Berlusconi”. 

Che lettura dà delle strane alleanze pro-ballottaggi a cominciare dall’endorsement di Salvini sulla Raggi? Che c’è dietro? 

"Innanzitutto gli eccessi caratteriali del premier Renzi fanno sì che i ballottaggi, con buona pace del presidente del Consiglio, si carichino di significati simbolici. La valutazione in chiave nazionale delle vicende di Roma e Torino stanno fortemente caratterizzando l’operato dei leader nazionali; quindi non mi stupisce che Salvini, per contrastare Renzi, abbia dato le indicazioni verso la Raggi, ma  è il frutto di uno stato di eccezione".

S-ballottaggi, Castelli (Fi): “Colpa degli eccessi di Renzi. Lega-5S senza futuro. Cdl 2.0 senza Silvio'
Da esponente di Fi, non la sorprende Parisi che da Milano dice di ritenere interessante il reddito di cittadinanza made in 5S? E’ uno strano s-ballottaggio anche questo?

"Sì. Rientra in uno stato di eccezione. Sono convinto che ogni ballottaggio sia fortemente condizionato dall’incipit della regola gesuitica che inizia con queste parole note, latine: ‘Todo modo’, ovvero 'con ogni mezzo' pur di raggiungere l’obiettivo di guidare la città; quindi gesuiticamente, il buon Parisi ha fatto questo ragionamento in una situazione che è ideale, col centrosinistra e il centrodestra compatti e dove la differenza la fa quella ‘terra di mezzo’, cioè i grillini, che per qualche motivo in una società civile come quella milanese non ha raggiunto una percentuale significativa di consensi". 

E visto dalla Lega come legge il ‘corteggiamento’ salviniano dei 5S? La stessa Borgonzoni a Bologna auspica la convergenza dei voti grillini sulla sua candidatura. Cosa c'è dietro?

"Non credo ci sia qualcosa dietro, anche se l’atteggiamento più marcatamente anti-sistema fa sembrare più vicina la Lega a Grillo che non al Pd. Il ballottaggio è di per sé una semplificazione ed evoca una torsione dei ragionamenti ordinari perché è prendere o lasciare. Personalmente credo che il grillismo in sé sia qualcosa che non aiuta mai la gestione del governo del territorio, dal momento che è una proposta che si basa più sul no che sulla costruzione".

Proiettandola in chiave elezioni politiche e considerando il passaggio strategico del referendum costituzionale, secondo lei ci sono le condizioni per costruire un fronte anti-sistema e anti-Renzi che vada dalla Lega ai 5S? 

"Non credo e mi auguro non accade percheè la storia, la funzione della Lega è quella di collaborare col centrodestra come sta accadendo a Milano, per creare un’alternativa a Renzi. Scorciatoie che portano all'unione dei populismi secondo me non esprimono nulla in prospettiva". 

Il modello di centrodestra su cui dovete lavorare è quello di Roma o di Milano?

"Modello Milano.  A Roma c’è stata l’espressione più limpida del tafazzismo del centrodestra. Un grandissimo errore da cui trarre insegnamento".

Ha sbagliato anche Berlusconi a convergere su Marchini?

"Sì, sicuramente. Penso sia stato un grave errore perché abbiamo rinunciato a usare la stessa razionalità impiegata invece a Milano. Però, l’errore non è solo di Berlusconi ma di tutti, compresa la mia amica Giorgia Meloni". 

A Milano però c’è il solito schema Casa delle Libertà che magari fa vincere nei numeri ma poi non riesce a governare stabilmente. Non è un controsenso?

"No, perché la Cdl 2.0 ha una caratteristica nuova, ovvero che non può essere più esclusivamente a trazione berlusconiana. L’impostazione carismatica propria di Fi deve consentire, invece, delle leadership che si fondano più sugli accordi di governo che non sul carisma del capo; questo inevitabilmente perché Berlusconi è stato un protagonista straordinario ma oggi è evidente che non può essere solo il suo carisma a tenere insieme il centrodestra. La forza di Berlusconi è stato anche il limite del centrodestra, perché il suo carisma faceva prima presa su tutto; ora dobbiamo ritrovare ragioni forti e solide per tenere unito il centrodestra su base programmatica e anti-renziana". 


autore / Lucia Bigozzi
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