La Germania ridicolizza il Brasile: se l'ordine batte la fantasia

09 luglio 2014 ore 12:43, Andrea De Angelis
Il genio spicca, ma l'organizzazione vince. Le individualità possono decidere una gara dove contano gli episodi, ma il collettivo direziona inevitabilmente quella in cui emerge la differente forza tra le due squadre. La Germania, diciamocelo chiaramente, è più forte del Brasile. Lo è stata negli ultimi dieci anni, e lo è particolarmente in un 2014 dove i carioca si presentavano con un numero impressionante di debuttanti alla massima competizione calcistica. L'esatto opposto dei tedeschi, il cui curriculum non solo li vede praticamente da oltre un quarto di secolo tra le prime quattro del mondo, ma presenta una rosa di giocatori che sono cresciuti insieme, dal 2006 ad oggi.  
La Germania ridicolizza il Brasile: se l'ordine batte la fantasia
  Simbolo di questo collante "Made in Alemania" è un certo Miroslav Klose, che con la rete siglata ieri entra di diritto nella storia del calcio. Mai nessuno, infatti, ha realizzato ai Mondiali 16 gol: il record precedente era di un certo Ronaldo (non Cristiano, ma Luis Nazario da Lima) fermo a 15 marcature. Surclassata dunque la squadra padrone di casa, che fin dalla gara di debutto aveva mostrato tutti i limiti: difesa robusta e palla a Neymar. Quello che è stato il migliore in campo nei quarti di finale disputati contro la Colombia, il centrocampista Fernandinho, non era stato schierato in campo nelle prime gare da Felipe Scolari. L'allenatore ieri si è assunto la responsabilità della peggior sconfitta nella storia calcistica del Brasile. Mai nessuno aveva rifilato loro sette reti, e mai nella storia dei Mondiali erano stati realizzati così tanti gol in una semifinale. La difesa, dicevamo. Con Thiago Silva e David Luiz al centro e Marcelo e Maicon (inizialmente Dani Alves) sulle fasce, si è capito da subito che era il reparto arretrato il vero punto di forza della squadra di Scolari. Poi palla a Neymar, saltando praticamente un centrocampo non all'altezza. Il problema, però, è che lì davanti, campione a parte, c'era ben poco: forse Oscar, non certo Hulk e Fred.  
La Germania ridicolizza il Brasile: se l'ordine batte la fantasia
  Cosa è accaduto ieri? Con il capitano Thiago Silva squalificato e Neymar a letto (cinque reti in altrettante gare per lui), la squadra ha perso i suoi unici punti di forza. Senza di loro, difesa e attacco non erano più all'altezza, esattamente come il centrocampo. Si ballava, insomma, ma non a ritmo di samba. Il ritmo dei tedeschi, la ragnatela di passaggi e la puntualità degli inserimenti dei centrocampisti hanno fatto la differenza. Per vincere un Mondiale non basta cantare l'inno come forsennati. Serve un gioco, una squadra, una panchina all'altezza. Non è sufficiente neanche la traversa di Pinilla presa al 119', che avrebbe eliminato il Brasile già dieci giorni fa negli ottavi di finale contro il Cile, vinti poi ai rigori grazie a un super Julio Cesar. Complimenti alla Germania, ma attenzione: Olanda e Argentina non sono il Brasile.
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