L'Unità dis-unita sul soccorso azzurro della Santanchè

09 luglio 2014 ore 13:40, Americo Mascarucci
L'Unità dis-unita sul soccorso azzurro della Santanchè
L’Unità, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci è in crisi profonda, la società editrice è in liquidazione e i suoi dipendenti non ricevono più lo stipendio dal mese di aprile.
La situazione è drammatica se in tempi strettissimi non si troverà un “capitano coraggioso” che vada ad investire sulla testata, rimpinguando le casse esangui, rimettendo in sesto una barca affondata a metà. Si è fatta avanti nelle ultime ore una società editoriale che, secondo quanto riferito dai liquidatori, avrebbe mostrato interesse per il giornale, chiedendo informazioni e non escludendo l’ipotesi di investire sulla testata immettendo capitali freschi. Una bella notizia, se non fosse però che la società in questione appartiene a Daniela Santanchè, parlamentare di Forza Italia, berlusconiana dura e pura, nonché compagna del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. La società si chiama Visibilia e raccoglie la pubblicità per varie testate, Il Giornale su tutte. Negli ultimi tempi ha acquistato e rilanciato alcune riviste settoriali, nella convinzione che la carta stampata non sia affatto morta ma debba occupare un ruolo anche nel futuro, stando al passo con i tempi, investendo su grafica e contenuti e puntando all’innovazione continua. A sentire i bene informati la società sarebbe in ottimo stato di salute e potrebbe rappresentare una preziosa ciambella di salvataggio per l’Unità, impedendole di affondare nel mare dei debiti. Il Comitato di direzione del quotidiano però ha bocciato la proposta e ha manifestato ai liquidatori la propria netta contrarietà a che la Santanchè possa entrare nella compagine societaria per giunta in posizione rilevante; il timore è quello di un condizionamento della linea politico editoriale del quotidiano, mettendone a rischio la natura di “giornale di sinistra” organo del Pci prima, del Pds poi, dei Ds in seguito ed oggi del PD. I liquidatori dal canto loro hanno specificato che la Visibilia si sarebbe soltanto limitata a chiedere informazioni sullo stato effettivo di salute del giornale, senza avanzare proposte, ma è evidente come la richiesta d’informazioni evidenzi un certo interesse per le sorti della storica testata della sinistra italiana. Ad ogni modo i liquidatori stessi avrebbero escluso l’eventuale accoglimento di proposte che potrebbero arrivare dalla Santanchè. “Pecunia non olet” ossia “i soldi non puzzano”, per dire come, quando ci si trova in condizioni di estrema necessità, non si dovrebbe stare tanto ad annusare l’odore delle banconote. In questo caso invece i soldi della Santanchè puzzano eccome, se i giornalisti dell’Unità preferiscono difendere la loro storia, la loro tradizione, la loro coerenza politica, anche a costo di sputare su un’offerta vantaggiosa che potrebbe salvare il giornale dal fallimento e i livelli occupazionali a rischio. “Meglio disoccupati che al soldo di Berlusconi” sembra essere la parola d’ordine. Il quotidiano della sinistra non può passare da Gramsci alla Santanchè, anche se questo potrebbe comportare il suo salvataggio e magari un possibile rilancio. La paura di “morire berlusconiani” è troppo forte nell’animo e nella coscienza di redattori e cronisti dell’Unità, una paura che paradossalmente spaventa più dei “morsi della fame” provocati dalla mancata erogazione degli stipendi. Ammirabile coerenza o sciocchi pregiudizi di epoca tardo vetero marxista?
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