Delitto Yara, Meluzzi: “Se Bossetti non porta elementi nuovi, con la prova del dna il processo è chiuso”

09 luglio 2014 ore 17:19, Lucia Bigozzi
Delitto Yara, Meluzzi: “Se Bossetti non porta elementi nuovi, con la prova del dna il processo è chiuso”
“Se la difesa di Bossetti non troverà elementi in grado di ribaltare il quadro accusatorio, con la prova del dna il processo è chiuso”. Alessandro Meluzzi, criminologo e psicoterapeuta, analizza il delitto di Yara e le novità emerse dall’interrogatorio del muratore di Mapello col metro del rigore scientifico, rifiutando a priori qualsiasi approccio psicologico preventivo sul presunto killer, tendenza che – accusa – “è molto in voga nei programmi televisivi ma che trovo da segreteria di Stalin”. A Intelligonews spiega perché…
Professor Meluzzi, che idea si è fatto della versione di Bossetti in quello che è stato definito il primo vero interrogatorio? "Mi sono fatto l’idea che ci sia ancora bisogno di tempo per confrontare gli elementi sul campo, anche di fronte alle versioni che si sono susseguite in questi giorni. C’è una prova rocciosa come il dna sia in termini scientifici che giuridici e se Bossetti andrà in questa condizione di fronte alla Corte di Assise composta da giudici togati e giudici popolari, sarà sicuramente condannato. O la difesa è in grado di fornire una ricostruzione alternativa e credibile, oppure possibilità non ve ne sono, né col rito abbreviato né con il processo in Corte di Assise. La compresenza dell’identità di Yara e del dna di Bossetti rende tutto ciò non un indizio ma quasi una prova regina. Se ci sono elementi nuovi in grado di dimostrare che quel dna ha un’origine diversa sulla scena del crimine, il processo si riapre, altrimenti il processo è chiuso. Tutto il resto, le discussioni sulle lampade solari o quant’altro sono sciocchezze che aggiungono un folklore a una vicenda che non lo merita. A questo punto, compito della difesa è fornire elementi nuovi in grado di ribaltare in modo radicale l’impianto accusatorio. Ci sono alcuni dettagli che stanno emergendo ed è bene che vengano fuori, ad esempio sul cantiere, o la questione dei peli trovati sul corpo di Yara che non appartengono a Bossetti, o a tracce di dna maschili e anche femminili". Prova del dna infallibile sempre e comunque? "La prova del dna ha sempre ragione in termini biologici. Il problema semmai è legato alle tecniche di raccolta e soprattutto di conservazione del dna. Ricorda il reggiseno di Meredith Kercer nel delitto di Perugia e la questione delle contaminazioni? La prova del dna diventa ‘regina’ se supportata da un rigore assoluto. In oltre trent’anni di carriera in medicina, ho visto molti errori in laboratorio, non solo tecnici ma anche legati alle modalità di conservazione del campione. In quel caso, la possibilità di un errore c’è sempre". Dunque potrebbe valere anche per Bossetti? "Tutto può esserci, ma occorre portare elementi validi per dire che non è così. In America c’è un rigore e una professionalità profondi nell’esecuzione del test. In Italia il delitto di Perugia dice che c’è stata una tendenza un po’ provinciale, ma è altrettanto vero che gradualmente il gap è stato colmato. Oggi i reparti specializzati dei Ris o della Polizia scientifica offrono garanzie più adeguate. Ma ripeto: se i legali di Bossetti non dimostreranno coi fatti un quadro alternativo all’attuale, per lui c’è poco da fare; basta ricordare che Parolisi è stato condannato in assenza di prove, solo su deduzioni e in quel caso non c’era nemmeno la prova del dna". Da psichiatra che valutazione dà della personalità di Bossetti? "Mi rifiuto di rispondere alla domanda perché c’è il tentativo di fare perizie psicologiche preventive per vedere se il potenziale accusato corrisponde al potenziale omicida, tendenza di moda specialmente nei programmi televisivi con sedicenti criminologi e criminologhe che di mestiere fanno questo. Lo trovo un metodo da segreteria staliniana anni Cinquanta. In America il profilo di un killer si fa quando ancora non è stato individuato; da noi invece lo si fa su uno che è già accusato: non ha alcun senso e lo trovo terrificante".
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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