Ddl Cirinnà, la cena di Galantino "scomoda" la smentita della Cei

09 luglio 2015, Americo Mascarucci
Ddl Cirinnà, la cena di Galantino 'scomoda' la smentita della Cei
“Perché, prima di uscire con una nota e un comunicato che chiedono la smentita di un’ipotesi inquietante, non si fa almeno un tentativo per verificarne la veridicità?”. Con queste poche righe don Ivan Maffeis dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana risponde ai responsabili del Comitato ProVita Onlus organizzatore della grande manifestazione delle famiglie che si è svolta a Roma, a Piazza San Giovanni, il 20 giugno scorso. 

Il Comitato aveva chiesto alla Cei un chiarimento in merito alla notizia della cena che si sarebbe svolta fra il segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galantino e la senatrice Monica Cirinnà, relatrice del contestato disegno di legge sulle unioni civili in discussione a Palazzo Madama. La piazza del 20 giugno si è radunata proprio con il chiaro intento di dire no ad una proposta di legge che, se approvata così come licenziata dalla Commissione Giustizia del Senato, aprirebbe le porte all’equiparazione delle unioni di fatto e gay alla famiglia naturale agevolando anche la possibilità delle adozioni per le coppie omosessuali.  

Insomma, mentre il mondo cattolico si organizza, raduna in piazza milioni di padri, di madri e di figli al seguito per difendere la famiglia fondata sul matrimonio come del resto sta chiedendo da tempo anche Papa Francesco, il segretario generale della Cei che fa? Se ne va a cena con la parlamentare che ha partorito il contestatissimo disegno di legge e che da mesi sta difendendo con le unghie e con i denti l’impostazione dello stesso?  

Il timore dei cattolici che hanno scelto di andare in piazza per difendere la “sacra famiglia” fondata sul trittico padre, madre, figli, teme che la Chiesa voglia cercare ad ogni costo un compromesso, per evitare lo scontro. 

Per la Cei la cena non ci sarebbe mai stata. Del resto non è un mistero il fatto che la Cei abbia cercato di “non confondersi” con la piazza di San Giovanni dalla quale hanno sentito il bisogno di prendere le distanze autorevolissimi vescovi, con in testa il solito Mogavero, offrendo al mondo laicista il pretesto per dire che “la Chiesa di Papa Francesco non è più quella di Ratzinger, Ruini e Bertone” ma una Chiesa aperta al dialogo con tutti. 

Eppure le “benedizioni” alla manifestazione del 20 giugno non sono mancate. E’ un dato di fatto che il Family Day ha ricevuto l’appoggio “ufficioso” del Vicario di Roma Agostino Vallini ed è stata anche salutata positivamente dal presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia Vincenzo Paglia. La Cei non ha organizzato direttamente l’evento ma Mogavero a parte, non sono stati pochi i vescovi che nelle loro diocesi, seppur da dietro le quinte, avrebbero sollecitato la partecipazione dei fedeli e delle organizzazioni parrocchiali. 

Smentite a parte, resta tuttavia sorprendente come di fronte al successo di una piazza che si raduna per difendere la famiglia naturale fondata sul matrimonio, la Chiesa “di vertice” non soltanto sembri fare di tutto per prenderne le distanze, ma addirittura pare voglia scavalcarla dialogando direttamente con chi la proposta di legge l’ha partorita; magari sperando di annacquarne gli impatti? 

Ma può bastare la modifica di alcuni termini, magari togliendo la parola equiparazione che sembrerebbe essere il principale ostacolo all’approvazione del ddl da parte dei cattolici, per potersi ritenere soddisfatti? Davvero si può pensare di emendare, o peggio alleviare, i punti più controversi con lo scopo magari di alleggerire il peso di certi provvedimenti, lasciando pressoché inalterato l’impianto di fondo che resta quello di un pieno riconoscimento delle unioni civili a scapito della famiglia naturale? 

Insomma paradossalmente rischia di verificarsi una seria spaccatura fra una “chiesa di Governo” arroccata su posizioni eccessivamente tolleranti e dialoganti, ed una “Chiesa di popolo” decisa invece a difendere la non negoziabilità dei valori etici. Insomma un capovolgimento della realtà, con il paradosso di ritrovarsi con i laici radicali e libertari a difendere la Chiesa di papa Francesco da quello che viene definito “il fascismo oscurantista” del popolo del 20 giugno. 

Cena o non cena, il divario nel mondo cattolico esiste e le smentite, ci perdonerà don Maffeis, non cambiano affatto l’anomalia di una Chiesa che a volte delude le aspettative degli stessi fedeli

Non è che lo scisma rischiano di farlo i laici, ad iniziare da quei movimenti ecclesiali che come ha sempre sostenuto Giovanni Paolo II sono il sale della fede e le gambe della Chiesa?

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