La Buona Scuola passa la prova: è legge. Ma sono polemiche e divisioni interne

09 luglio 2015, intelligo
La Buona Scuola passa la prova: è legge. Ma sono polemiche e divisioni interne
La #BuonaScuola è legge ma lascia sul terreno feriti e veleni sia nel partito del premier-segretario sia dentro Fi. Ma c’è un’altra ‘mina’ ad alto valore esplosivo che rischia di avere un effetto deflagrante al suono della campanella di settembre: la teoria del gender negli istituti scolastici.

SCACCHIERE POLITICO. A favore della riforma renziana ha votato la maggioranza Pd, Area popolare, Scelta civica, Pi-Cd, Psi e i parlamentari delle minoranze linguistiche. Nettamente contrari, invece, M5s, Lega, Sel, Fratelli d’Italia, Alternativa libera e Forza Italia. Ma proprio tra i parlamentari azzurri ci sono state quattro defezioni dalla linea di partito declinata dal capogruppo Renato Brunetta. Quattro “verdiniani”, infatti, hanno votato a favore, sostenendo la riforma renziana. I quattro deputati vicini al senatore Denis Verdini sono Monica Faenzi, Massimo Parisi, Giovanni Mottola e Luca d’Alessandro. Quest’ultimo però ha tenuto a precisare che non è stato “assolutamente un voto politico. Non c'entra nulla con i dissensi interni a Forza Italia, ma è una posizione personale”. 

Un campanellino suonato proprio mentre Silvio Berlusconi presiedeva un pranzo di lavoro ad Arcore con lo stato maggiore del partito per decidere cosa fare con le altre due riforme in dirittura di arrivo e frutto del Patto del Nazareno: la riforma del Senato e l’Italicum. Ma anche al Nazareno non devono aver gradito la ‘defezione’ di 14 deputati della componente SinistraDem che non hanno partecipato al voto. “Non se la siamo sentita di votare la Buona Scuola affermano Gianni Cuperlo, Tea Albini, Ileana Argentin, Angelo Capodicasa, Eleonora Cimbro, Marco Carra, Gianni Farina, Paolo Fontanelli, Filippo Fossati, Carlo Galli, Maria Iacono, Francesco Laforgia, Barbara Pollastrini e Alessandra Terrosi. 

“Ognuno di noi – scrivono in una nota – sa che esprimersi in dissenso dal gruppo è faticoso. Lo facciamo con rammarico e con rispetto verso la maggioranza delle colleghe e dei colleghi. Ma lo facciamo anche per ascoltare quel movimento vasto che in questi mesi si è formato e che vuole il bene della scuola pubblica italiana”. Al manipolo dei non votanti vanno aggiunti cinque parlamentari dem che invece a votare ci sono andati ma hanno votato no e tra questi la dalemiana Barbara Pollastrini.

OPPOSIZIONI SCATENATE. Il più duro è il M5S che si appella al capo dello Stato Mattarella chiedendogli di non firmare la legge. Ma già da adesso promettono: “Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione - dice Simone Valente, capogruppo dei 5 Stelle in commissione Cultura - per far capire al Presidente che questo provvedimento non va firmato”. Ma anche i parlamentari leghisti alzano la voce e i cartelli in Aula al momento del voto con la scritta “Giù le mani dai bambini” in riferimento alla teoria del gender nelle scuole. Risultato: espulso il capogruppo Massimiliano Fedriga.  Il ministro dell'Interno Alfano, leader di Ncd assicura che grazie alla circolare del ministro Giannini l'ideologia gender resterà fuori dalle classi.  Forza Italia, con l’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini parla di “occasione perduta per cambiare davvero” e da Sel Vendola ‘smonta’ la riforma renziana. Stesso giudizio netto dalla leader di FdI, Giorgia Meloni. 

NO DI SINDACATI E ASSOCIAZIONI. Se per la Uil “questa legge né risolve, né favorisce l’esigenza di innovare e modernizzare la scuola, le cui criticità - basse retribuzioni e nessuna valorizzazione professionale, rapporto spesa istruzione spesa pubblica al penultimo posto in Europa - non vengono affrontate”, il commento della Filca Cgil non lascia margine all’interpretazione: “Un’altra pagina nera per la nostra democrazia”. 

Ma è anche dal fronte dell’associazionismo che arrivano i siluri più forti in direzione del ‘fortino’ renziano. L’Anief , sindacato degli insegnanti, annuncia che impugnerà i decreti attuativi della #BuonaScuola; i Cobas danno appuntamento al 1 settembre quando alzeranno “barricate contro l’applicazione della legge”. E l’Unione degli Studenti non è da meno come fa intendere il coordinatore nazionale Danilo Lampis: “Nuova ondata di mobilitazioni nei prossimi mesi. La nostra democrazia è tenuta in ostaggio e l'approvazione del ddl scuola è l'emblema dell'autoritarismo del Governo Renzi. Dopo mesi di cortei, occupazioni, proposte alternative e scioperi è assurdo che non si sia fatto un passo indietro: da settembre renderemo le scuole ingovernabili”. 

E mentre a Montecitorio il tabellone elettronico certificava che la #BuonaScuola è legge, il ministro Giannini esultava annunciando la fine della “supplentite”. Fuori i prof urlavano “Vergogna”.

LuBi

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