E' la settimana del VOTO: tutte le voci su Intelligo dall'Italicum a Cameron

09 maggio 2015, Lucia Bigozzi
E' la settimana del VOTO: tutte le voci su Intelligo dall'Italicum a Cameron
Leggi elettorali, voti, elezioni, addii. Tra Roma e Londra. E’ la settimana più ‘votata’, in Parlamento e nelle piazze (vedi sciopero generale vs #labuonascuola). L’Italicum supera la prova alla Camera, Renzi perde Civati (per ora) e Cameron resta a Downing street.

VOTO ITALICO. L’ultimo giro di valzer si apre lunedì a Montecitorio col voto finale sulla riforma elettorale. Nessun problema per Renzi a Palazzo Chigi né per il governo “fast” o 3.0. I sessanta parlamentari dissidenti-dem che non votano o votano contro l’Italicum non sono una minaccia per la legislatura ma certo, segnano ancora di più l’esistenza di due Pd nel Pd. Il ministro Boschi brinda coi suoi e riceve abbracci in Aula (come quello di Alfano): renziani sorridenti. Dissidenti delusi. 

A Intelligonews la senatrice Laura Puppato, spiega perché si tratta di “un atto doveroso per il Paese”, e dall’altra parte della barricata il vicepresidente di Palazzo Madama Maurizio Gasparri (Fi) guarda avanti, sollecitando i partiti del centrodestra a ragionare seriamente sull’idea del listone unico per “essere competitivi con Renzi”. Sul referendum proposto dalla collega Mara Carfagna, invece, gira il pollice all’ingiù. Eppure il voto finale sull’Italicum registra problemi di tenuta anche nel gruppo parlamentare azzurro se è vero come è vero che alcuni parlamentari (che gli spifferi di Intelligonews riconducono a fittiani e verdiniani) mandano un ‘segnale’ al capogruppo Renato Brunetta disattendendo l’indicazione sul voto relativo all’ordine del giorno della seduta. Ultimo atto con le opposizioni sull’Aventino. Renzi vuole “tutti dentro”, ma non è accontentato perché 24 ore dopo esce fuori (dal Pd e dal gruppo) Pippo Civati. 

CIVATI VOTA NO. Prima scende in piazza al fianco dei sindacati e contro la “buona scuola” di Renzi. Poche ore dopo Pippo Civati firma il suo addio al partito e il suo percorso che per un tratto di strada aveva iniziato a fare proprio con l’allora sindaco-rottamatore dalla stazione Leopolda. Non è un addio indolore, e se il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini liquida la ‘pratica’ con “scelta che era nell’aria” e con “nessuna ripercussione interna”, è il collega di dissidenza Corradino Mineo a lanciare su Intelligonews una sorta di ultimatum al premier: “In 22 al Senato vogliamo un chiarimento da Renzi, altrimenti via…”. Chi esulta, invece, è Sel: porte aperte a Civati come conferma a Intelligonews il senatore Giuseppe De Cristofaro che immagina a breve un nuovo gruppo parlamentare con Civati e chi eventualmente lo seguirà. 

Cosa che non dispiace anche ad alcuni degli ex grillini che siedono a Palazzo Madama con in testa Francesco Campanella, mentre dall’ala ex grillina di Alternativa Libera Mara Mucci usa lo strumento della prudenza e sull’effetto Civati pronostica altre uscite dem ma anche da Forza Italia. Paolo Ferrero (Prc), invece, sprona al lavoro per costruire la “Syriza italiana”. 

VOTO IN UK. Vincono i Tory e Cameron resta a Downing street con una maggioranza di seggi schiacciante, nonostante i sondaggi avessero previsto un testa a testa e una frammentazione del voto. I parallelismi con l’Italicum impazzano nei commenti post-elezioni. A Intelligonews il senatore di Fi Maurizio Gasparri spiega che, alla fine “l’Italicum ci salva da Grillo” a patto che “lo schieramento di centrodestra non stia lì a fare da spettatore al ballottaggi Renzi-Grillo”. Dal fronte 5S, Carlo Sibilia osserva che Farage “è stato preveggente perché il sistema si difende contro di lui”. E dalla Lega, l’europarlamentare Gianluca Buonanno dice che questi sistemi elettorali “producono dittature” ma che di fronte all’Italicum logica vorrebbe che il centrodestra ragionasse attorno all’idea del listone. Unica condizione: Salvini leader. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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