La parola della settimana: gli sfregi a Milano

09 maggio 2015, Paolo Pivetti
La parola della settimana: gli sfregi a Milano
“A Milano tutto è meraviglioso. D’ogni cosa v’è abbondanza a Milano. È fitta di ricchi palazzi, di grandi ingegni, di gente dall’aria felice. La doppia cerchia di mura mostra l’espandersi della città. E v’è il Palazzo Imperiale, e la splendida Zecca e i templi, e le famose Erculee Terme, e le statue di marmo lungo i portici, e le mura circondate dall’acqua dei fossati. E v’è il circo per la corsa dei carri, e il grande teatro coperto, passione dei Milanesi. Queste cose gareggiano in bellezza a Milano. Tanto che il pensiero della vicina Roma non fa ombra.”

Non sono gli slanci lirici d’un candidato sindaco leghista per le prossime elezioni amministrative; sono i versi d’un antico poeta latino, Decimo Magno Ausonio, nato a Burdigala, quella che oggi chiamiamo Bordeaux, nell’anno 310 dopo Cristo, poeta di gran successo e di gran fama all’epoca, poeta mondano, figlio di una Gallia perfettamente romanizzata e gran cantore delle glorie imperiali di Roma.

Tutto questo perché Milano, con la sua nobile bellezza, è balzata alle cronache per via degli sfregi che una banda organizzata di casseurs, non certo “quattro teppistelli”, le hanno inflitto, e proprio in quei quartieri “romani” magnificati da Ausonio, approfittando delle solite, immancabili manifestazioni anti Expo, parte integrante di una retriva liturgia della protesta intesa ormai come professione.  

Nelle definizioni di “quattro teppistelli” o “figli di papà” che premier e ministro dell’Interno hanno buttato lì con l’aggiunta di un Rolex in omaggio, minimizzando l’opera dei devastatori, si riflette purtroppo un luogo comune assai diffuso su Milano: città non abbastanza bella perché valga la pena di arrabbiarsi davvero se qualcuno la sfregia. Fossero successe le stesse cose a Firenze, Renzi non avrebbe parlato di “quattro teppistelli”: probabilmente si sarebbe giustamente indignato e incavolato come meritava.

Ma nella mentalità collettiva, di cui i due politici sono perfetta risonanza, Milano sarà sì anche suggestiva in alcuni angoli, avrà pur anche questo Duomo che peraltro i critici puristi con puzza sotto il naso considerano come una sorta di monumento pop buono per tutti i secoli e per tutti i palati, ma, da buona città “locomotiva”, è una città che bada al sodo, che non ha tempo da perdere in contemplazioni artistiche, e nemmeno in compiangimenti. 

Tant’è vero che si è subito rimboccata le maniche per rifarsi il trucco, sotto la guida di un sindaco che ha contribuito non poco in questi anni ad abbruttirla, con tolleranza mille verso imbrattatori di ogni genere e i centri sociali che ne sono l’incubatrice, con turpitudini come l’Expo Gate e Piazza Castello pedonalizzata, con il trasloco senza senso della Pietà Rondanini di Michelangelo (Michelangelo? Chi era costui?) che un po’ di tempo fa la Giunta di questo stesso sindaco aveva addirittura pensato di trasferire a San Vittore... 

Eh sì, ci si sono messi in tanti a devastare la bella Milano di Ausonio, oltre ai “quattro teppistelli” di Renzi.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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