Riccardo Scamarcio è il figlioccio del boss: Pericle il nero? "In fondo un cretino..."

09 maggio 2016 ore 10:18, intelligo
Riccardo Scamarcio è Pericle il Nero per Stefano Mordini, che si ispira per il film al libro omonimo di Giuseppe Ferrandino (Adelphi).  Ma chi è Pericle? "Si sente in fondo un cretino. E alla fine crede davvero di esserlo, per poi scoprire che è una persona profonda, capace di amare''. Oltre a Scamarcio, lo raccontiamo anche noi. 
Un uomo mediocre, a tratti cretino davvero, uno col codino e che sembra assente alla vita dalla vita, un impacciato. Ma non è così. E' un anaffettivo che ha fatto della sua incapacità di amare un mestiere (criminale): uccide con una busta plastica piena di sabbia e un colpo ala testa. Ma fa anche di peggio. Il film, che gareggia al Festival di Cannes, (Scamarcio ammette di aver ''festeggiato dieci giorni quando ho saputo di essere stato selezionato a Cannes. E' come se avessi vinto la Coppa del mondo, il giro d'Italia'') si apre proprio con la scena del film in cui il protagonista sodomizza la vittima.

Riccardo Scamarcio è il figlioccio del boss: Pericle il nero? 'In fondo un cretino...'
Il problema è il suo essere nato orfano, senza genitori, né famiglia alle spalle, con Don Luigi (Gigio Morra), il boss camorrista, che lo cresce. Così diventa esecutore che alla fine viene scoperto e rischia di morire condannato a morte. Fugge, arriva a Calais dove scopre l'amore. Si chiama Anastasia (Marina Fois) e ha già dei bambini. La vita di lei è semplice, lavora a un forno.Così accetta di vivere una vita normale e anche decide di scoprire chi è davvero. 

Da Napoli e Pescara inizia un'avventura che lo porterà a incontrare altri personaggi interpretati da Valentina Acca, Maria Luisa Santella e Lucia Ragni. Così Riccardo Scamarcio, protagonista e produttore di 'Pericle il nero', un film che, tra l'altro, era nei progetti anche di Abel Ferrara che aveva provato a farne una versione cinematografica (sempre con l'attore pugliese protagonista). ''L'approccio alla storia - spiega il regista - è quello della solitudine e della miseria che ci sono in fondo alla criminalità. La solitudine - aggiunge - è un po' la mia ossessione. Un isolamento difficile da spezzare, come il caso di Pericle che, non appena trova una famiglia, deve fare i conti con quella di provenienza che lo vuole morto''.

autore / intelligo
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