Aldo Moro: la ricerca di Gero Grassi tra carte scomparse e silenzi assordanti da 38 anni

09 maggio 2016 ore 10:57, Luca Lippi
Oggi ricorre il 38esimo anniversario della morte di Aldo Moro, cavallo di razza della politica italiana, tra i fondatori della democrazia Cristiana. È stato quattro volte Presidente del Consiglio, due volte Ministro degli affari esteri, una volta Ministro della pubblica istruzione, una volta Ministro della giustizia. Presidente del consiglio nazionale della Dc dal ‘76 al ‘78 e segretario nazionale del Partito dal ‘59 al ’64.
Promosse nel periodo 1974-76 la cosiddetta strategia dell'attenzione verso il Partito comunista italiano. Fu rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo dalle Brigate Rosse.
Tutto questo Gero Grassi , parlamentare del Pd, lo racconta in un tour che venerdì scorso ha fatto tappa a Villa Cianciafara al 280esimo incontro tenuto sul caso Aldo Moro.

Aldo Moro: la ricerca di Gero Grassi tra carte scomparse e silenzi assordanti da 38 anni

L’intento di Gero Grassi è quello di portare su e giù per l’Italia la ricerca della verità su  “chi e perché ha ucciso Aldo Moro” (questo il titolo della  manifestazione) e scandisce date, documenti, atti noti o misteriosamente spariti, e dal  resoconto di alcune delle testimonianze succedutesi in questi lunghi anni. Secondo Grassi, Moro ha probabilmente pagato con la vita la sua idea conciliante del mondo e della politica, negli anni in cui le divisioni ideologiche rappresentavano le fondamenta della società e le appartenenze politiche e ideologiche.
Forse un uomo che ha visto troppo lontano, che voleva i diritti della persona al di sopra di tutto e lo Stato che all’epoca era ancora impreparato alla visione dello statista, probabilmente lo ha voluto “punire” lasciandolo solo a perseguire un obiettivo non condiviso.
La ricostruzione di Gero Grassi dei cinquantacinque giorni di prigionia di Moro dopo il rapimento avvenuto il 16 marzo 1978 ad opera delle Brigate Rosse chiama in causa politici di spicco, uomini delle Istituzioni, i vertici delle Forze dell'ordine, i servizi segreti italiani ed internazionali ed apre scenari inquietanti su chi e perché ha ucciso il presidente della democrazia cristiana.
La erità è ancora lontana, oppure troppo vicina per essere vista, tuttavia Gero Grassi vuole rendere giusta memoria a Moro nel tentativo, probabilmente vano, di consegnare ai giovani di oggi un’Italia migliore?
La tappa di Messina del tour di Gero Grassi è stata voluta dal candidato sindaco Felice Calabrò che rilascia una dichiarazione piuttosto controversa per da politico giudica politicanti la nuova generazione di politici, e di nuovo è pieno tutto l’arco parlamentare. Afferma: “Ho voluto fortemente organizzare l’evento in questione perché ritengo che ricordare Aldo Moro sia al tempo stesso profondamente giusto e notevolmente utile. Profondamente giusto perché Aldo Moro è stato un vero statista, un politico onesto, che ha fatto del suo impegno politico una missione di vita. Questo è il vero motivo per cui è stato ucciso. Notevolmente utile perché ricordare questo grande italiano può certamente servire a mantenere viva la speranza nella vera politica, nella bella politica, fatta per servizio, con spirito di abnegazione, in un momento storico in cui, per contro, il sistema politico (costituito da politicanti e non da politici) in genere non trasmette una buona immagine di sé”.
In sostanza però, sulla scia della dabbenaggine, si cercano mandanti sicuri di avere preso gli esecutori, ma gli esecutori nei fatti sono gli stessi mandanti, un caso di omicidio incartato col fiocco del terrorismo che è tutt’altra cosa, ma è ancora troppo presto per sapere con mota probabilità.
Dalla misteriosa moto blu, la controversa figura di Moretti, il mitra “degli 007” abbandonato a terra sul luogo del rapimento, le strane presenze sul luogo del rapimento, i documenti spariti. In sintesi, il solito copione di qualcosa di cui si deve parlare più che possibile allo scopo di non parlarne.

autore / Luca Lippi
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