Povertà educativa, grave al Sud: metà minori italiani non legge. Fotografia choc di Save the Children

09 maggio 2016 ore 11:31, Lucia Bigozzi
I numeri, stavolta, inducono alla riflessione. Non una semplice serie di dati, ma dati che dicono molto. E parlano di “povertà educativa”. Con un primato non certo edificante che vede in pole position Sicilia e Campania, tra le regioni d’Italia con il più basso livello di educatività, ovvero territorio in cui risulta minore e non corretta, non adeguata, l’offerta di servizi e opportunità educative e formative in grado di accompagnare i giovanissimi, nel loro percorso formativo e di conoscenza. Percorso fondamentale, dal quale si valorizzano i talenti e le predisposizioni naturali, chiave di accesso al mondo del lavoro e della realizzazione della persona nella società sotto il profilo professionale. 

Povertà educativa, grave al Sud: metà minori italiani non legge. Fotografia choc di Save the Children
Sicilia e Campania sono tallonate dalla Calabria nella graduatoria col segno meno, tracciata dall’analisi di Save the Children “Liberare i bambini dalla povertà educativa”: rapporto che mette in luce tutte le criticità di un sistema
che in alcune aree del nostro Paese non è stato messo a punto come si dovrebbe. Se al Sud il panorama è questo, al Nord cambia diametralmente con Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, tra le regioni con il tasso più alto di offerta formativa anche extracurriculare per i minorenni. Il rapporto, presentato oggi a Roma nell’ambito della conferenza di rilancio della Campagna “Illuminiamo il Futuro”, evidenzia la scarsa offerta di servizi all’infanzia (13%), la pressochè assenza del tempo pieno (non presente nel 68% nelle primarie e all’80% delle secondarie di primo grado) e il basso livello di offerta ad esempio nel settore delle mense scolastiche (disponibili solo per il 52% degli alunni). E l'altro dato che si evince, è che metà dei minori italiani non legge ma al tempo stesso, non sa dove farlo. 

Secondo il dossier, il  59% degli studenti frequenta scuole con  infrastrutture insufficienti a garantire l’approfondimento delle tematiche oggetto di formazione, il che significa spazi e strumenti inadeguati. Il tutto – dice l’analisi – con effetti diretti sui minori: quasi il 20% dei quindicenni, infatti, non raggiunge la soglia minima di competenze in lettura e il 25% in matematica. Il tasso di dispersione scolastica fa riflettere nell’anno di grazia 2016 perché si attesta al 15%. Nonostante sia migliorato nello spazio degli ultimi anni, ancora non basta, specie se raffrontato con la media europea che fissa la soglia massima al 10 per cento. Soglia prevista dall’Ue per il 2020 (al 5 per cento nel 2030). Restano dunque forti differenze tra Nord e Sud e questa è la fotografia tradizionale, classica, di un’Italia a due velocità. Un ultimo dato, non meno inquietante che il dossier “denuncia”: in Sicilia e Sardegna il 24 per cento dei ragazzi lascia la scuola prima del tempo canonico prestabilito dal corso di studi. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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