Accadde un anno fa: gli esodati di ieri e gli esodati di oggi

09 marzo 2013 ore 10:50, Lucia Bigozzi
Accadde un anno fa: gli esodati di ieri e gli esodati di oggi
Marzo 2012
. Sembra ieri. Di acqua (politica e non solo) ne è passata sotto i ponti di Roma. Dodici mesi dopo, l’Italia ha votato ma non c’è ancora un governo: Bersani vuole Grillo, Grillo non vuole Bersani, Bersani non vuole Berlusconi, Berlusconi vuole Bersani e Monti. Napolitano osserva, ascolta, sollecita. E lavora per portare la nave fuori dalla “nebbia”. E pensare che un anno fa c’era una tempesta. Di questi tempi, infatti, infuriava la riforma del Lavoro e il dossier esodati.
LA BATTAGLIA SULL’ARTICOLO 18. Si scatenò il putiferio. Il Pd minacciava di appiccare il fuoco al tavolo – condiviso – di Mario Monti se la ministra di ferro non avesse fatto marcia indietro sul famigerato articolo 18. Settimane e settimane di ammonimenti, aut aut, dichiarazioni roboanti sui giornali: il popolo di sinistra non gradiva e Bersani su questo rischiava di perdere la faccia e i voti. Mediazione, dunque, e alla fine, l’articolo da riformare non uscì dalla legge nel modo col quale c’era entrato. Versione “strana maggioranza”. Non solo il Pd. Tra Palazzo Grazioli e via dell’Umiltà si scatenò un fuoco-di-fila di missili terra-aria sulla parte della norma che regolava l’accesso dei giovani nel mondo del lavoro. L’accusa: poche tutele per i ragazzi, troppi oneri per le aziende. Tasto dolente, questo, sul quale lo stesso governo ammise successivamente che si sarebbe potuto fare di meglio. DOSSIER ESODATI. La ‘grana’ esodati (effetto della riforma pensionistica): si cominciò col balletto dei numeri. Botta e risposta tra Palazzo Chigi e il Palazzo dell’Inps. Così per settimane. Governo spiazzato, esodati in piazza e nelle tv a protestare. Monti prese in mano il dossier deciso a chiuderlo senza perdite. Risultato: il governo ha mantenuto l’impegno. C’è voluto un po’ di tempo per conciliare i numeri degli esodati con quelli delle risorse a copertura da mettere in cassa. Oggi il dato ufficiale è questo: terzo decreto Fornero, oltre 130mila i lavoratori salvaguardati dal governo Monti che potranno, in deroga alla riforma, andare in pensione con le vecchie regole. Non solo: il decreto Salva Italia, nel dicembre 2011, ne salvaguardò una prima tranche di 65 mila. Con la legge sulla spending review del luglio 2012 vennero tutelati altri 55mila lavoratori e altri 10.130 mila furono “contabilizzati” nella legge di stabilità approvata nel dicembre scorso per i quali proprio ieri, è stato emanato il decreto attuativo.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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