QE, parla il professor Rinaldi: "I portafogli degli italiani non si riempiranno, ecco perché"

09 marzo 2015, Andrea De Angelis
Oggi è il giorno del Quantitative Easing: da adesso la Bce immetterà liquidità per circa 60 miliardi al mese. Denaro che appare una vera manna dal cielo per famiglie e imprese, ma che secondo alcuni non arriverà tanto facilmente a destinazione. 
Nell'intervista a IntelligoNews lo spiega il professor Antonio Maria Rinaldi, secondo il quale il vero nodo da sciogliere resta ancora quello delle garanzie...

QE, parla il professor Rinaldi: 'I portafogli degli italiani non si riempiranno, ecco perché'

Da un lato circola l'idea che arriveranno facilmente soldi nelle tasche degli italiani, dall'altro che gli stessi sono stati trattati meglio di chi, come i greci, non beneficeranno del programma. Andrà davvero così?


«Da parte dei media c'è una interpretazione fuorviante nei confronti degli effetti del QE e si danno aspettative che non corrispondono alla realtà. Da quello che si sente dai telegiornali e dalla stampa di regime sembra che gli italiani debbano aprire i portafogli e aspettare che si riempiano di denaro che proviene dalla Bce, ma le cose stanno in maniera molto diversa». 


Ricordiamo cos'è il Quantitative Easing.


«La possibilità di acquisto di titoli di Stato e di altre tipologie di titoli per importi mensili di 60 miliardi, la cui quota è intorno agli 8 mensili. Nel proporre questa operazione Mario Draghi intende fornire liquidità al sistema finanziario, in particolare mediante l'acquisto di titoli per tenere sotto controllo il loro valore e renderli all'interno dell'area euro il più omogenei possibile». 


Questa la teoria. Ma come trasferire tali risorse all'economia reale?


«Il punto è proprio questo, c'è di mezzo il mare tra l'operatività della Bce e il far affluire denaro a famiglie e imprese. Il problema che non viene risolto è quello delle garanzie». 


Non è dunque la liquidità il vero problema?


«Assolutamente no, prova ne è il fatto che il 6% dei titoli emessi nell'area euro sono addirittura a tasso negativo. Un fatto mai verificatosi nella storia, dunque di liquidità ce ne è moltissima, anche in Italia, altrimenti i titoli di Stato da noi non sarebbero a 1,35%».


Torniamo allora alle garanzie. 


«Quello che manca è dunque la possibilità da parte delle imprese e delle famiglie di fornire le garanzie per poter poi avere accesso al credito. In poche parole se l'imprenditore o il padre di famiglia va in banca non riesce ad ottenere i finanziamenti perché le banche non si accontentano delle garanzie che vengono fornite. Lì bisogna intervenire, ma la Bce in questo settore non ha fatto assolutamente nulla. 
Parliamoci chiaro: cosa mi interessa avere i tassi praticamente a zero se questi non si traducono in un'effettiva capacità dell'economia reale? Posso anche inondare di liquidità il sistema, ma è tutto inutile. Gli imprenditori e le famiglie preferirebbero avere dei tassi molto più elevati, anche paradossalmente a due cifre, ma con un accesso facilitato al credito». 


Quindi agli italiani stiamo dicendo che il vero problema è l'incapacità della Bce, e più in generale della Ue, di fare in modo che le banche siano meno diffidenti nei loro confronti? 


«Esatto, ed è necessario che vengano attivati dei meccanismi affinché vi sia un supporto alla garanzia. Sappiamo che l'Italia da moltissimi anni, da più di un ventennio non è dotata di una banca pubblica perché si è letteralmente svenduta tutte le partecipazioni che aveva, al contrario di altri Paesi».


Ad esempio?


«La Germania che può avvalersi di 417 banche dei Land, con il sistema del credito che non è dunque completamente in mano ai privati». 



 


caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]